Plumcake vegan al cocco e cioccolato

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L’estate qui non è mai arrivata, lo si può notare dalla vegetazione rigogliosa che non mostra il minimo segnale di sofferenza e aridità, lo si nota dall’abbigliamento delle persone che indossano pantaloni lunghi e golfini sempre sulle spalle, lo si vede dalle piazze delle città, dove i tavolini e le sedie dei bar sono sempre un po’ bagnati e mai nessuno che si sieda a bere qualcosa. Sono tornata da appena due giorni dalla Sicilia (e lì, beh, lì era veramente estate) e mi sembra di aver fatto un salto temporale e di essere piombata in pieno Ottobre. Se non avessi addosso quel po’ di abbronzatura siciliana che ha reso la mia pelle appena ambrata direi che quest’anno il dio del tempo che passa si è dimenticato una stagione: siamo passati, in un batter d’occhio dalla primavera all’autunno, e per vedere un po’ di sole bisogna fare le valigie e partire. Mi chiedo come se la stiano passando gli operatori turistici di gran parte dell’italico stivale di fronte ad una stagione mai partita e già finita; penso a tutti quelli che avevano prenotato da mesi le vacanze e si sono ritrovati con l’ombrello in mano anzichè l’ombrellone; penso a tutte le feste paesane, le sagre, i cinema all’aperto che quest’anno saranno rimasti deserti, penso che sono fortunata ad avere la mia casetta laggiù, nel punto più a Sud d’Italia dove il sole batte per gran parte dell’anno e il mare è sempre una meraviglia. Là mi sono rilassata insieme alla mia famiglia ed ai miei amici, ho fatto delle belle nuotate, scorpacciate di cibo e di libri. Ed ora sono di nuovo qui, rientrata da due giorni e già insofferente alla pioggia ed al cielo bigio. E per fortuna questa situazione sarà solo temporanea, giusto il tempo di fare un paio di lavatrici, rimettere tutto di nuovo in valigia e si parte di nuovo, questa volta verso un’isoletta greca che ci accoglierà per un paio di settimane, e di nuovo sole, di nuovo mare, di nuovo scorpacciate di cibo. E così, in attesa della mia nuova fuga, sono passata di qua, per farvi un saluto e condividere con voi questo dolcetto sano e buonissimo; un plumcake vegano golosissimo da gustare a colazione (oppure, viste le temperature, con una bella tazza di tè caldo a merenda). Fidatevi, è davvero ottimo.

PLUMCAKE VEGAN AL COCCO E CIOCCOLATO

- 150 g di farina 0plumcakeveg3

- 150 g di farina di farro

- 50 g di farina di cocco

- 1 bustina di lievito per dolci

- 140 g di zucchero di canna integrale

- 250 g di latte di soia

- 80 g di olio di semi di girasole spremuto a freddo

- 50 g di cioccolato fondente al 70%

Spezzettare il cioccolato in pezzettini piuttosto piccoli, infarinarli leggermente e mettere da parte. In una terrina setacciare le tre farine, aggiungere la bustina di lievito, lo zucchero di canna e miscelare il tutto; aggiungere a poco a poco il latte di soia, mescolando con una frusta per amalgamare il composto e, sempre continuando a mescolare, unire l’olio, fino ad ottenere un composto privo di grumi. A questo punto incorporare i pezzetti di cioccolata infarinati e dare un’ultima mescolata per distribuirli bene nell’impasto. Trasferire il tutto in uno stampo per plumcake ed infornare in forno pre-riscaldato a 180° per circa 35/40 minuti. Quando il dolce sarà cotto (per sicurezza fare la prova dello stecchino), spegnere il forno e lasciare il plumcake a raffreddare nel forno semi-aperto.

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Clafoutis aux cerises

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In genere, quando decido di provare a riprodurre un piatto tipico di qualche paese straniero, piuttosto che azzardare delle varianti o provare a sperimentare modifiche di qualunque tipo, preferisco di gran lunga attenermi alla versione tradizionale della ricetta, un po’ perché mi piace imparare dalla tradizione dura e pura, un po’ perché vorrei che questo blog fosse, tra le altre cose, una sorta di compendio della cucina internazionale più tradizionale, con le ricette il più possibile vicine a quelle originali. Per questo motivo mi piace molto documentarmi e studiare la storia gastronomica degli altri paesi, andare alla ricerca delle origini di un piatto, cercare notizie circa la sua provenienza, i suoi ingredienti di base, il procedimento più classico per realizzarlo. Così quest’anno, quando il mio albero di ciliegie si è riempito di splendidi frutti rossi e dolcissimi, ho deciso che era giunto il momento di provare a realizzare un clafoutis, dolce tradizionale francese, di origine contadina, tipico del Limousin, una torta a base di frutta, in questo caso ciliegie, cotta in forno in una pastella che ricorda quella delle crêpes. Andando a spulciare su vecchi libri e navigando su alcuni blog francesi che frequento di solito, mi sono resa conto che la ricetta tradizionale del clafoutis prevede che le ciliegie vengano semplicemente pulite e messe nella tortiera intere, con tutto il nocciolo; questo perché i noccioli conferirebbero alla torta un aroma ancora più deciso e particolare. Ecco, qui, per una volta, mi sono leggermente discostata dalla ricetta originale, perché io le ciliegie le ho tutte snocciolate, dovevo offrire la torta a degli amici e non volevano che rischiassero un molare per il mio integralismo culinario. Ovviamente, se deciderete di provare a realizzare questa torta seguendo passo passo i dettami della tradizione, sappiate che si prepara davvero in un minuto; la parte più brigosa è, infatti, snocciolare una per una le ciliegie, per il resto zero difficoltà e tanta tanta bontà.

P.S. Alla fine, come prevedevo, non ho saputo resistere alla tentazione di mangiare le mie ciliegie raccogliendole direttamente dall’albero e, dato che una tira l’altra praticamente le ho finite tutte in questo modo, nel giro di pochi giorni; ne è rimasta giusto una manciata che potete vedere nella foto qui sotto e così, per il clafoutis, sono dovuta andarle a comprare al mercato contadino vicino casa ;-)

CLAFOUTIS AUX CERISESclafoutiscerises1

- 2 uova

- 120 g di zucchero di canna

- 100 g di farina 00

- 300 ml di latte

- 1 pizzico di sale

- 500 g di ciliegie

- burro per imburrare la tortiera

Lavare bene le ciliegie e snocciolarle, cercando di eliminare il nocciolo e mantenendo il più possibile integro il frutto (ovviamente, se deciderete di utilizzare le ciliegie intere questa operazione potrà essere omessa). Rompere le uova intere in una ciotola, unire lo zucchero ed iniziare a mescolare con una frusta; quando il composto sarà ben amalgamato, aggiungere, a poco a poco la farina, continuando a mescolare per evitare i grumi, poi unire il latte, fino ad ottenere un composto liquido e senza grumi. Imburrare una tortiera, riempirla con le ciliegie e versarvi sopra l’impasto, poi mettere in forno a 200° per circa 30 minuti. Il dolce può essere servito tiepido oppure freddo (in questo caso lasciarlo in frigo per un paio d’ore).

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Spanakopita, triangoli di pasta phyllo con spinaci e feta

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L’estate ormai è arrivata in tutto il suo splendore ed io sono già totalmente, irrimediabilmente, in pieno mood vacanze. È vero, i giorni che mi separano dalle ferie sono ancora tantissimi e, ancora per un po’, dovrò accontentarmi di brevi fughe durante il week end per soddisfare la mia voglia di mare e spiagge, ma io sto già segnando sul calendario ogni singola ora che manca alla mia partenza. Quest’anno, poi, sarà un’estate un po’ particolare, perchè oltre alla mia amata Sicilia, dove andrò come ogni anno a raggiungere la mia famiglia, a fine agosto prenderò un aereo per la Grecia, dove mi aspettano due settimane di puro relax a zonzo per un’isoletta del Dodecanneso. Per me e per il paziente fidanzato sarà un ritorno dopo sette anni in terra Greca; di quella vacanza, trascorsa in un’isola delle Cicladi, ricordo l’acqua cristallina, le spiagge semi-deserte di fine estate, le casette bianche e le finestre azzurre ed un vecchio motorino che faticava troppo a fare le salite; ricordo anche il cibo, perfetta sintesi di sapori e profumi mediterranei e ricordo certe taverne, un po’ isolate e fuori dalle rotte turistiche, dove consumavamo le nostre cene  all’ombra dei pergolati di vite americana. Ecco, sono stati proprio tutti questi bei ricordi a farci decidere di tornare in Grecia, sperando che la magia si ripeta anche quest’anno. E come ogni avventura che si rispetti, c’è bisogno della giusta preparazione, e così, oltre a leggere guide, preparare itinerari e farmi un ripassino generale di storia greca (che non fa mai male) non posso tralasciare anche la parte culinaria di questa vacanza e mi sto dedicando allo studio anche in questo campo, che non sia mai dovessimo arrivare impreparati :-). Le idee, certo, non mancano e, volendo si possono trovare suggerimenti qui, qui, e anche qui. E poi l’altro giorno, che dovevo consumare una confezione di pasta phyllo che avevo nel congelatore, mi sono divertita a realizzare delle spanakopita, altro must ellenico, che acquistavamo spesso nella bakery locale, durante la suddetta mitica vacanza, e consumavamo a pranzo, in spiaggia sotto l’ombrellone. E in attesa di poterle mangiare davvero sulle rive del mare Egeo, devo dire che queste mi hanno regalato la loro bella soddisfazione.

SPANAKOPITA, TRIANGOLI DI PASTA PHYLLO CON SPINACI E FETAspanakopita2

- 1 confezione di pasta phyllo surgelata

- 200 g di feta greca

- 450 g di spinaci freschi

- 1 scalogno

- 1 uovo fresco

- olio extra-vergine di oliva

- sale

- qualche ciuffo di aneto fresco

- pepe nero

Lavare bene le foglie degli spinaci sotto l’acqua corrente , tagliarle grossolanamente e metterle a bollire in acqua fredda, facendole cuocere per circa 4/5 minuti dal momento in cui prenderà il bollore. Nel frattempo scaldare dell’olio in una padella capiente e fare soffriggere lo scalogno tritato sottilmente. Scolare bene gli spinaci, trasferirli nella padella e fare cuocere qualche minuto a fiamma vivace insieme allo scalogno, in modo che la verdura si insaporisca per bene. A fine cottura aggiungere l’aneto tritato sottilmente e lasciare raffreddare. A questo punto trasferire gli spinaci in una ciotola, insaporire a piacimento con sale e pepe, aggiungere la feta sbriciolata grossolanamente ed infine legare il tutto con un uovo. Cominciare, quindi, a preparare i triangoli di phyllo. Prendere la pasta phyllo dal congelatore (è fondamentale che rimanga sempre umida, altrimenti rischia di seccare e diventare troppo fragile e non più lavorabile, quindi, in caso di tempi lunghi, coprire i fogli non utilizzati con uno strofinaccio), tagliare i fogli in rettangoli stretti e lunghi, tutti della stessa misura, poi  mettere un foglio sul piano di lavoro, spennellare la superficie di questo e sovrapporre un secondo foglio. In un angolo mettere una cucchiaiata di ripieno di spinaci e feta, coprire con un lembo di pasta e procedere formando dei triangoli (se volete, sul web esistono un sacco di tutorial che spiegano come realizzare dei triangoli perfetti), in modo che il ripieno non fuoriesca. Spennellare i triangoli con altro olio e sistemarli su una teglia. Infornare in forno preriscaldato a 180° per circa 25 minuti, o comunque fino a che la pasta non assuma un colore dorato. Servire caldi.

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Crème brûlée

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Una volta, un po’ di tempo fa, mi è stato chiesto di indicare un piatto che potesse in qualche modo rappresentare i miei gusti, scelta davvero ardua, considerando la vastità delle possibilità tra cui poter attingere. Insomma, dopo aver pensato un po’ e vagliato attentamente ogni possibile risposta (e di variabili ce ne erano a migliaia, credetemi, non è una decisione per niente facile) beh, alla fine la scelta è caduta proprio sulla crème brûlée. Perchè è un dessert, innanzitutto, e i dessert sono fatti per essere mangiati a fine pasto, giusto così, per sfizio, quando già siamo sazi e non mangiamo più per fame, ma per scelta e il nostro dessert diventa una piccola gratificazione per il nostro palato, a cui spesso, non sappiamo rinunciare. Altro fattore, non meno fondamentale, è che si tratta di un dolce di origine francese e, ça va sans dire, chi legge questo blog conosce già la mia non troppo velata passione per la cucina d’oltralpe (senza contare poi tutte le commistioni con il cinema francese ed il famoso cucchiaino di Amélie Poulain che va a rompere, con enorme soddisfazione, la superficie croccante della crème brûlée, per andare a svelare il suo interno, morbido e voluttuoso, una vera goduria per i sensi). Infine, quello che mi piace particolarmente di questo dolce è la sua semplicità ed il fatto che la qualità dei suoi pochi ingredienti sia quanto meno fondamentale perchè il suo gusto possa risultare eccellente, insomma un piccolo concentrato di cremosa bontà racchiuso dentro una crosta croccante di zucchero di canna caramellato, per me un esempio di perfezione culinaria, voi non trovate? Ecco ve l’ho confessato, io vado letteralmente pazza per questo dolce, che ordino spesso al ristorante come dessert (e che spesso diventa una vera e propria discriminante per giudicare il valore del ristorante stesso), e poi, da quando ho acquistato anche il cannello per caramellaro lo zucchero è una grande soddisfazione anche prepararlo in casa. La ricetta la trovate qui di seguito, io in genere la preparo il giorno prima, la suddivido nelle cocottine e la faccio riposare in frigo, poi, poco prima di servirla procedo con la caramellizzazione dello zucchero. Mi raccomando, per una buona riuscita è importante che gli ingredienti siano di ottima qualità e, soprattutto, al bando vanillina e qualsiasi altro aroma artificiale; una buona stecca di vaniglia e fondamentale perchè i sapori siano perfettamente equilibrati.

 

CRÈME BRÛLÉEcremebrulee1

- 5 tuorli d’uovo

- 500 ml di panna liquida

- 120 g di zucchero di canna Demerara

- 1 baccello di vaniglia

 

Versare la panna fresca in una casseruola; incidere il baccello di vaniglia nel senso della lunghezza e, con l’aiuto di un coltellino raschiare i semi; versare i semi nel pentolino con la panna, unire anche il baccello della vaniglia, portare a bollore poi fare sobbollire per 5 minuti, infine togliere dal fuoco e lasciare in infusione per circa 20 minuti. Nel frattempo, in una ciotola, sbattere i tuorli con 60 g di zucchero di canna. A questo punto riprendere il pentolino ed eliminare i baccelli, versare la panna alla vaniglia sul composto di uova e zucchero e mescolare con le fruste fino ad ottenere un composto omogeneo. Quando la crema sarà pronta, suddividere il composto nelle singole cocottine. Accendere il forno e riscaldarlo a 180°; versare dell’acqua in una teglia piuttosto larga, e sistemarvi all’interno le cocottine, in modo che possano cuocere a bagnomaria. Lasciare cuocere per circa 1 ore. Quando la crema sarà cotta estrarre dal forno e farle raffreddare in frigorifero. Prima di servire la crema, cospargere ogni singola cocottina con lo zucchero di canna rimasto e farlo caramellare bene con l’apposito cannello. Servire subito (la superficie caramellata dovrà essere ancora calda, mentre la crema dovrà essere ben fredda).

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Apfelstrudel – Strudel di mele

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Una delle cose che amo di più quando viaggio è, tra le altre, conoscere e sperimentare la cucina tradizionale dei luoghi che visito. Insomma, non dico che scelgo le mete dei miei viaggi in base alla cucina locale, ma, senza dubbio, non partirei mai senza prima essermi documentata a fondo sui piatti tipici e i prodotti gastronomici locali ed aver stilato una lista completa di locali e ristoranti da provare, dalla colazione alla cena. Per fortuna, il paziente fidanzato la pensa esattamente come me, anzi, il suo passatempo preferito quando siamo in viaggio è proprio andare alla ricerca di ristorantini che possano destare il suo interesse (ma anche panifici, pasticcerie, banchi del mercato o chioschetti  di street-food) da testare alla prima occasione. Questa sua curiosità gastronomica è una delle cose che mi piace di lui, che ci accomuna, e che mi fa pensare che per me non esiste un compagno di viaggio migliore. Perchè per me la curiosità verso la cucina di un paese straniero, che sia vicino o lontano anni luce dalle nostre abitudini culinarie, è sintomo di interesse verso tutto ciò che è altro da noi, come per l’architettura, l’arte o la storia di ogni civiltà e per questo è  imprescindibile per conoscere a fondo il luogo che visito e che mi ospita. Detto questo, ci sono alcuni luoghi che, gastronomicamente parlando, ci sono rimasti nel cuore più di altri (o forse sarebbe meglio dire nella pancia :-) ) e di cui conserviamo ricordi ormai indelebili nella nostra memoria; il fatto è che una volta tornati a casa, sempre carichi di souvenir commestibili, facciamo di tutto per recuperare quel particolare sapore o quel tal profumo che si respirava in quel ristorantino tipico che tanto abbiamo amato, ma non c’è nulla da fare, lo stesso cibo, per quanto fedelmente riprodotto a casa, non sarà più così suggestivo, se scisso dal suo luogo di provenienza. Come per quelle madeleines che mangiavamo per colazione in una piccola boulangerie ad Antibes, in Costa Azzurra, oppure il tè alla mela gustato a Istanbul nel caffè accanto al Bazar delle spezie, che abbiamo comprato e portato in Italia, ma che poi, bevuto a casa era tutta un’altra cosa. Certo, è vero, certe sensazioni non saranno mai più riproducibili altrove, ma questa sacrosanta verità non mi ferma dall’imparare a conoscere tradizioni culinarie differenti dalle mie, sperimentare anche a casa nuovi sapori e nuove ricette ed arricchire la mia cultura in fatto di cibo. E così, dall’ultimo viaggio in Baviera di qualche mese fa, siamo tornati appagati dal buon cibo e dalla buona birra e con una passione smodata per lo strudel di mele che là è una vera e propria istituzione. Io ci ho provato a rifarlo, grazie anche ad una ricetta gentilmente fornita da mia sorella che è davvero ottima; certo, mancherà l’atmosfera bavarese, i boccaloni traboccanti di birra e le simpatiche ragazze in abiti tradizionali che servivano ai tavoli, non sarà come gustarselo in un ristorante di Norimberga, ma datemi retta, provatelo, perchè ne vale veramente la pena e poi, magari, vi verrà voglia di fare un bel viaggetto verso la Germania. 

APFELSTRUDEL

per la sfoglia:

- 250 g di farina 00apfelstrudel3

- 2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva

- 1 uovo

- 1/2 bicchiere di acqua tiepida

- 1 pizzico di sale

per il ripieno:

- 180 g di burro

- 120 g di pangrattato

- 800 g di mele

- 120 g di zucchero

- 100 g di uvetta

- 2 cucchiaini di cannella

- 1 limone bio

Preparare la sfoglia, disponendo la farina a fontana, insieme al sale; al centro mettere l’uovo, versare l’olio extra-vergine di oliva ed iniziare ad impastare fino a creare una sfoglia ben lavorabile ed elastica. Formare una palla e lasciare riposare per circa mezz’ora. Nel frattempo fare sciogliere 90 g di burro in una padella e, una volta sciolto, spegnere il fuoco, unire il pangrattato e mescolare per bene, in modo che si amalgami completamente al burro, poi mettere da parte. Tagliare le mele a tocchetti sottili (io le taglio a fettine sottili, poi divido le fette in due) e trasferirle in una ciotola capiente; unire lo zucchero, il pangrattato, la buccia grattugiata del limone, la cannella l’uvetta rinvenuta in un bicchiere d’acqua e ben strizzata, poi amalgamare il tutto. Riprendere la pasta ed iniziare a stenderla con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia sottilissima (è consigliabile fare questa operazione su un foglio di carta forno, in modo da trasferire lo strudel, una volta pronto, direttamente sulla leccarda con l’aiuto della carta forno). Quando la sfoglia sarà abbastanza allargata, spennellarla nella parte interna con il resto del burro fatto sciogliere in un pentolino, versare il ripieno e ripiegare la pasta, facendo attenzione a non romperla e chiudere i due lembi dello strudel facendoli aderire per bene. Trasferire lo strudel in una leccarda da forno ed infornare a 200° per circa 40 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare, poi tagliare a fette e servire, magari accompagnato da una pallina di gelato alla crema, o da una crema inglese aromatizzata alla vaniglia.

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Spaghetti di soia con gamberi

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A dire la verità avevo pensato di scrivere questo post la settimana scorsa, durante le mie vacanze pasquali. Credevo che avrei avuto tutto il tempo per accendere il computer, sedermi comodamente sul divano, raccogliere le idee e mettermi a scrivere con calma, senza nessuna fretta, senza dover per forza controllare l’orologio ogni minuto, senza che la testa mi cadesse dal sonno. E invece è successo che la settimana è volata via tra mille cose da fare (per lo più completamente inutili), amici da incontrare, gite fuori porta da organizzare e tempo da spendere lontano dal computer, magari in giardino in compagnia di un libro, o semplicemente a rilassarsi sotto il sole primaverile. Ho ascoltato musica a tutto volume, visto vecchi film, travasato una pianta di gelsomino e scritto nuove ricette sul mio quadernino. E naturalmente ho cucinato: sono stata ogni giorno a fare la spesa, andando al mercato e scegliendo con cura gli ingredienti, ho scelto ricette dalle preparazioni lunghe e più elaborate, quelle che non riesco mai a fare di solito per mancanza di tempo ed ho cucinato alcuni piatti che desideravo preparare da tempo, ma che, per pigrizia, non avevo mai fatto. Tra le ricette sperimentate in questi giorni, anche gli spaghetti di soia, un super-classicone della cucina etnica che non manco mai di ordinare quando vado al ristorante cinese. Preparati con delle vedurine fresche e colorate, arricchiti con i gamberi ed insaporiti con la salsa di soia,  creano un mix di sapori che rendono il piatto davvero invitante, perfetto per una cenetta diversa dal solito, dal sapore un po’ esotico.

SPAGHETTI DI SOIA CON GAMBERIspaghettisoiacongamberi3

- 200 g di spaghetti di soia

- 200 g di code di gamberi

- 2 zucchine

- 1 carota

- 1 peperone rosso

- 1 scalogno

- salsa di soia

- olio extra-vergine di oliva

- pepe nero

Lavare i gamberi, eliminare il carapace (compresa la coda) e, con l’aiuto di uno stuzzicadenti, il filamento nero all’interno. Portare a bollore dell’acqua in una pentola e lessare per qualche minuto i gamberi (circa 4/5 minuti, non di più), scolarli e metterli da parte. Intanto lavare le verdure e pulirle per bene. Affettare sottilmente lo scalogno e tagliare a listarelle sottilissime le zucchine, la carota e il peperone. Scaldare nel wok un filo d’olio extra-vergine di oliva e fare appassire lo scalogno; aggiungere carote e peperoni e fare cuocere a fiamma vivace per qualche minuto, poi aggiungere le zucchine, sfumare con un po’ di salsa di soia e continuare la cottura per alcuni minuti (le verdure devono rimanere piuttosto croccanti); infine aggiungere i gamberi, insaporire con il sale e una spolverata di pepe nero e lasciare cuocere ancora qualche minuto, se necessario aggiungere altra salsa di soia, poi spegnere il fuoco. Nel frattempo, portare a bollore una pentola d’acqua, spegnere il fuoco, versarvi gli spaghetti di soia e lasciarli cuocere per circa 4 minuti (o comunque seguire le istruzioni sulla confezione degli spaghetti), separarli bene con la forchetta, poi scolare gli spaghetti e trasferirli nel wok insieme alle verdure. Irrorare il tutto abbondantemente con la salsa di soia e mescolare per amalgamare con il condimento. Trasferire nei piatti di portata e servire gli spaghetti ancora caldi.

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Filetto di salmone con panatura di chips profumate al rosmarino

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Se frequentate il mio blog, probabilmente sapete che non partecipo spesso a contest e concorsi vari, non perché non mi piaccia, ma davvero non ho il tempo, non riesco a rispettare le scadenze, sono sconclusionata, sempre di corsa e mai sul pezzo, insomma, un vero disastro. Capita, però, che a volte mi vengano proposte delle sfide che mi incuriosiscono e riescono ad attirare la mia attenzione e capita, anche, che la sfida riguardi, guarda un po’, un prodotto di cui vado particolarmente ghiotta, ma che non avevo mai considerato come un vero e proprio ingrediente; poi vengo a sapere che un guru della cucina italiana, chef di grande talento e notorietà ha accettato la stessa sfida, ecco che allora la mia curiosità prende il sopravvento su tutto e mi butto a capofitto nella sfida. E così, un paio di settimane fa mi è arrivata per posta una bella scatola contenente un pacchetto di patatine Rustica San Carlo e la richiesta di pensare ad una ricetta da realizzare con questo ingrediente. E voi? Avreste mai pensato di portare le patatine in cucina? E attenzione, non parlo solo di metterle in una ciotolina e presentarle per l’aperitivo accanto al Prosecco, ma di utilizzarle proprio come ingredienti, per piatti sfiziosi e originali. Io vi propongo di usare la patatina Rustica San Carlo come panatura croccante sopra un bel filetto di salmone, per un secondo gustoso e pieno di sapore, che ne pensate?

FILETTO DI SALMONE CON PANATURA DI CHIPS PROFUMATE AL ROSMARINO

- 2 fette di filetto di salmonesalmonepatatine2

- patatine Rustica San Carlo

- 1 rametto di rosmarino

- olio extra-vergine di oliva

- sale

- pepe

Lavare i filetti di salmone, asciugarli bene con della carta assorbente ed eliminare le eventuali lische presenti. Sistemare il pesce in una pirofila da forno leggermente oliata ed aggiustare di sale e pepe. Lavare ed asciugare il rosmarino, mettere le foglie su un tagliere (eliminando le parti legnose del gambo) e con un coltello sminuzzarle finemente; mettere un po’ di patatine Rustica San Carlo in una ciotola e, con le mani, sbriciolarle il più possibile, poi unire il rosmarino e mescolare tutto insieme. A questo punto mettere la panatura di patatine e rosmarino sulla superficie del pesce, schiacciando bene con le mani per farla aderire bene al salmone. Non aggiungere altro sale ed olio, perché le patatine sono già saporite ed oliate a sufficienza. Mettere la pirofila in forno e fare cuocere a 180° per circa 20/25 minuti (il tempo di cottura dipende dalla grandezza delle fette di salmone, è consigliabile verificare la cottura). Una volta pronti, impiattare i filetti e servirli caldi; la panatura resterà croccante e profumata.

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Ma le possibilità non si esauriscono qua, anzi, la patatina Rustica, più larga e leggermente più spessa rispetto alle patatine normali, si presta ad infinite variazioni sul tema ed a mostrarci le potenzialità di questo prodotto si è scomodato nientepopodimeno che Carlo Cracco, il Masterchef d’Italia, nuovo testimonial della San Carlo. “La cucina ha bisogno di audacia” recita lo spot, e proprio all’insegna dell’audacia in cucina e dell’eccellenza del prodotto italiano la San Carlo ci offre una prospettiva tutta nuova: portare le patatina non soltanto nelle tavole degli italiani, ma direttamente nell’alta cucina, per diventare base su cui costruire sapori nuovi e creare ricette originali. Io ho avuto la fortuna di partecipare all’evento che si è svolto qualche giorno fa, proprio in occasione della presentazione della collaborazione tra Cracco e la San Carlo e, nella milanesissima cornice glamour  del nuovo ristorante di Carlo Cracco, Carlo e Camilla in Segheria, ho assistito al cooking show organizzato per l’evento, dove il nostro chef ha proposto e, personalmente realizzato live, una serie di appetizer tutti a base di patatine. Insomma, qui c’è solo da scatenare la fantasia, e se siete curiosi di preparare le prelibatezze ideate dal nostro chef, come la millefoglie di Rustica con baccalà mantecato e polvere di barbabietola o la Rustica gourmet con fois gras, broccoli e aceto balsamico, beh, stay tuned, presto ne vedremo delle belle.

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Focaccia alle cipolle

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Il giardinaggio, si sa, non è certo un gioco, ed io, notoriamente, non sono mai stata dotata di pollice verde, basti pensare che tutti i cactus che ho comprato nella mia vita (e per fortuna molto pochi) sono finiti, nel giro di poche settimane completamente rinsecchiti o, nel migliore dei casi, affidati alle cure di mani più esperte. Tutto questo per dire che io, con piante, fiori, potature e innesti vari, non ho mai avuto molto a che fare anzi, mi sono tenuta sempre ben alla larga. Da un annetto a questa parte però, da quando ci siamo trasferiti nella nostra nuova casetta, io e il paziente fidanzato ci ritroviamo con un bellissimo giardino da curare, e con tanto, tanto da imparare. E così, per prima cosa, sono andata ad acquistare chili e chili di libri e riviste di giardinaggio, insomma, per acquisire un po’ di teoria che non guasta mai, poi, da qualche settimana, da quando la pioggia incessante dell’inverno ha lasciato il posto ad una parvenza di bel tempo, abbiamo iniziato a girare per vivai e mercatini alla ricerca di piante e piantine da sistemare in giardino. Certo, se provo ad immaginare quello che potrebbe essere il risultato del nostro lavoro immagino piante rigogliose e fiorite, angoli ombreggiati, aiuole profumate e sotto, un morbidissimo tappeto di praticello verde brillante, completamente uniforme. Poi, ripensando bene alle mie capacità, posso solo sperare che almeno il giardino sia sufficientemente praticabile da poter organizzare qualche bel pic-nic primaverile, n0n appena la bella stagione esploderà con i suoi colori; e se dovessi pensare a cosa mettere nel cestino da pic-nic, sicuramente questa focaccia alle cipolle farebbe la sua bella figura.  

FOCACCIA ALLE CIPOLLEfocacciadicipolle3

per la pasta:

- 150 g di farina 0

- 170 g di farina manitoba

- 200 g di acqua a temperatura ambiente

- 25 g di lievito di birra

- 3 g di malto d’orzo

- 20 g di olio extra-vergine di oliva

- 10 g di sale

per il condimento:

- 4 cipolle bianche

- 1 mozzarella fiordilatte

- origano

- sale

- olio extra-vergine di oliva

Qualche ora prima di preparare la focaccia, sbucciare le cipolle, tagliarle a fettine sottili e metterle a bagno in una ciotola capiente piena d’acqua fredda. Questa operazione può essere fatta anche la sera prima e l’acqua andrebbe cambiata almeno un paio di volte. Preparare l’impasto della focaccia: sciogliere il lievito in 100 g d’acqua leggermente intiepidita e mescolare bene per farlo sciogliere. Setacciare insieme le due farine. Intanto versare nella planetaria l’olio extra-vergine di oliva con l’acqua rimanente ed iniziare a mescolare i liquidi; unire circa la metà della farina, il malto d’orzo ed il sale, e cominciare ad impastare; aggiungere a poco a poco il resto della farina e l’acqua con il lievito e continuare a lavorare l’impasto per una decina di minuti con il gancio per impastare a velocità 2. Al termine, riprendere l’impasto, lavorarlo leggermente ripiegandolo su se stesso diverse volte, formare una palla e mettere a lievitare al caldo, per un paio d’ore. Trascorso questo tempo, posizionare la pasta su una teglia leggermente unta d’olio e stenderla delicatamente, allargandola con le dita e lasciandola riposare per circa mezz’ora. A questo punto tagliare la mozzarella a fettine e distribuirla su tutta la superficie della focaccia; prendere le cipolle affettate, strizzarle bene con le mani e sistemarle sopra la mozzarella. Condire con origano, sale ed un filo d’olio ed infornare in forno pre-riscaldato a 200° per circa 40/45 minuti. Quando la focaccia sarà ben cotta sfornare e fare raffreddare su una griglia.

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Polpette di merluzzo

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Che le polpette mi piacciano, direi che è un fatto piuttosto noto su queste pagine. Mi piace prepararle, dare loro una forma carina e ben arrotondata, passarle nel pangrattato e sistemarle bene in ordine, una accanto all’altra sulla teglia del forno, pronte per la cottura. Mi piace anche mangiarle, così piccole e carine, una versione finger food di tutti i possibili abbinamenti che mi viene in mente di mangiare. Mi piace il fatto che posso prepararne tante e, quelle che restano, portarle in ufficio il giorno dopo, poi basta una scaldatina al microonde e sono perfette da magiare in pausa pranzo. Questa versione al merluzzo, preparata con degli avanzi di pesce del giorno precedente e completata con tutti gli ingredienti reperiti in frigorifero (che fortuna, senza nemmeno dover uscire a fare la spesa!!) è stata una vera manna dal cielo; gustose, saporite e leggere, le ho mangiate davvero con gusto e già so che la prossima volta, e sarà molto presto, in cui mi verrà voglia di polpette, non aspetterò degli avanzi di pesce da poter riutilizzare, ma punterò dritta alla pescheria sotto casa per comprare il merluzzo e preparare le mie polpettine…e in quantità industriali.

POLPETTE DI MERLUZZO

- 400 g di filetti di merluzzopolpettedimerluzzo1

- 1 limone bio

- 1 foglia di alloro

- 50 g di ricotta

- 3 cucchiai di parmigiano

- prezzemolo

- 1 uovo

- pangrattato

- semi di sesamo

- sale

- pepe

- olio extra-vergine di oliva

Lavare i filetti di merluzzo, asciugarli con la carta assorbente e lessarli in un tegame, con abbondante acqua, il succo di 1/2 limone, un pezzo di scorza di limone e una foglia di alloro. Fare lessare per una ventina di minuti, fino a che il merluzzo non sarà ben cotto, poi scolare il pesce, lasciarlo raffreddare, trasferirlo in una ciotola e schiacciarlo per bene con una forchetta (in alternativa, il pesce si può frullare, io preferisco lasciare una certa consistenza alle polpette, quindi lo schiaccio semplicemente con la forchetta). Aggiungere la ricotta, il parmigiano, l’uovo, il prezzemolo tagliato a pezzettini, sale, pepe ed amalgamare il tutto, ottenendo un composto ben lavorabile. Formare delle polpettine rotonde e passarle in un mix di pangrattato e semi di sesamo. Sistemare le polpette sulla placca da forno, versare con un filo d’olio sulle polpette ed infornare, in forno pre-riscaldato a 180° fino a che non assumeranno un bel colore dorato.

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Torta vegana di mele e mirtilli

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È bastato qualche giorno di sole, un leggero, ma significativo aumento della temperatura ed eccomi catapultata in pieno mood primaverile. Lasciata la macchina in stand-by nel parcheggio, ho rispolverato la mia fidata bicicletta per andare al lavoro, unendo l’utile al dilettevole e godendomi belle passeggiate mattutine all’aria aperta. Poi, nell’ordine: ho riportato alla luce dalla cantina lo stepper per la ginnastica, acquistato da Decathlon un tappetino per fare gli addominali, iniziato a fare addominali, messo a punto un piano quinquennale che, secondo i miei calcoli, dovrebbe portarmi presto a correre la maratona senza problemi (piano che, ovviamente non verrà mai portato a termine). Oltre a queste fugaci ed assolutamente volubili smanie ginniche, l’improvviso sentore di primavera ha inciso anche sulla mia alimentazione; nell’ultimo periodo mi sono trovata a prediligere cibi più colorati e leggeri, come se il mio corpo sentisse già tutti i benefici della bella stagione. Tra le ricette che ho preparato in questi giorni sicuramente una menzione speciale va a questa torta che ha allietato le mie colazioni. Una ricetta sana, profumata e buonissima che ho preso dal libro delle “Ricette del digiuno” di Marco Bianchi, libro che ho acquistato tempo fa, proprio durante un incontro con l’autore.  Il suo modo di approcciare l’alimentazione, facendo attenzione ai nutrienti, senza dimenticare il gusto e la bontà dei piatti che propone mi sta davvero intrigando ed ho già provato con successo diverse ricette tratte dai suoi libri, che sono state apprezzate anche dal paziente fidanzato il quale ha gradito notevolmente questa torta, nonostante la parola “vegana” gli avesse fatto inizialmente storcere il naso. Ed anche adesso, che ha ricominciato a piovere e sto a poco a poco perdendo l’entusiasmo che mi avevano regalato queste inaspettate giornate di sole, non ho rinunciato ad una sana e buona fetta di torta giornaliera per la mia colazione.

TORTA VEGANA DI MELE E MIRTILLI

- 100 g di farina 0dolcevegmelemirtilli4

- 125 g di farina integrale

- 50 g di farina di riso

- 25 g di farina di mandorle

- 150 g di spremuta di arancia rossa

- 2 cucchiai di miele d’acacia

- 8 cucchiai di olio di semi di girasole

- 1 bustina di lievito per dolci

- 2 mele

- marmellata di mirtilli

Accendere il forno a 180°. Setacciare le farine in una ciotola, aggiungere il lievito, poi procedere con i liquidi, uno per volta (miele, spremuta d’arancia e olio), amalgamando nel frattempo il tutto con lo sbattitore elettrico. Ne risulterà un composto piuttosto denso. Sbucciare le mele e tagliarle in piccoli tocchetti, poi unirle all’impasto della torta, mescolando il tutto con un cucchiaio. Foderare il fondo di una tortiera a cerniera con della carta forno e versarvi dentro il composto. Con l’aiuto del dorso di un cucchiaio inumidito di acqua stendere bene l’impasto sulla tortiera e livellare il tutto, poi stendere uno strato uniforme di marmellata di mirtilli (home-made, o comunque, biologica) su tutta la superficie. Infornare per circa 40 minuti; togliere dal forno, lasciare raffreddare e servire. (Tratta dal libro “Le ricette del digiuno” di Marco Bianchi - Mondadori).

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