Crescioni romagnoli

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Non ci sono dubbi, la parola d’ordine dell’estate 2015 è pic-nic. Pare non ci sia niente di meglio che trovare un po’ di frescura sotto le fronde di un bell’albero in mezzo alla campagna e godersi il tramonto, apparecchiando una tovaglia a quadrettoni distesa sull’erba. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: si può optare per un bel pic-nic organizzato da qualche locale che mette a disposizione prato, tramonto e cibarie, oppure si può propendere per un fai-da-te, armarsi di cestone di vimini dove sistemare le stoviglie, un bel thermos per il tè freddo e tante buone cosine da mangiare e partire, alla ricerca di un prato in collina, di un angolo ombreggiato in un parco cittadino, oppure di una spiaggia libera, se siete tra i fortunati già in vacanza. Insomma, via libera all’informalità ed alla fantasia, da scatenare soprattutto nella scelta del cibo da proporre, che ci sarebbe davvero da sbizzarrirsi. Io, per esempio adoro i crescioni (o cassoni che dir si voglia) tipico street food romagnolo, una sorta di piadina, ma cotta con il ripieno già incorporato all’interno. Io li trovo strepitosi e perfetti da mangiare all’aria aperta, per me sono diventati, insieme ai pic.nic, il must dell’estate 2015.

CRESCIONI ROMAGNOLIcrescioni4

– 350 g di farina 0

– 50 g di farina manitoba

– 10 g di sale

– la punta di 1 cucchiaino  di bicarbonato

– 50 g di strutto

– 220 di acqua

per il ripieno:

– 250 g di pomodorini Pachino

– 2 mozzarelle

– sale

– basilico fresco

Per prima cosa tagliare a cubetti la mozzarella e i pomodorini e lasciarli per qualche minuto in un colapasta in modo che perdano i liquidi; lavare e spezzettare sottilmente le foglie di basilico. Nel frattempo, su una spianatoia versare a fontana le due farine, con il bicarbonato ed il sale. Al centro unire lo strutto e, a poco a poco, aggiungere l’acqua fino a creare un impasto elastico, ben lavorabile e non appiccicoso. Formare una palla e lasciare riposare per circa 30 minuti. A questo punto, infarinare bene il piano di lavoro, riprendere l’impasto e suddividerlo in 5 palline di dimensioni simili e con un matterello formare 5 dischi sottili. Disporre un po’ di ripieno (pomodoro, mozzarella e basilico) in una metà di ciascun disco, salare e poi richiudere a forma di mezzaluna, sigillando con l’aiuto dei rebbi di una forchetta. Cuocere i crescioni per qualche minuto su una piastra calda, girando di tanto in tanto da una parte e dall’altra in modo da dorare entrambi i lati. Per una versione vegetariana, sostituire lo strutto con la stessa quantità di olio d’oliva

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Angelica (delle sorelle Simili)

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Questo post, perdonate la poca fantasia, ma concedetemelo per questa volta, è un po’ una variazione sul tema del precedente; che vi devo dire, in questo periodo, da queste parti, va molto di moda fare colazione con dolci ricchi di uvetta. :-) In realtà era da tempo che giravo attorno a questo dolce, il cui nome così “celestiale” mi incuriosiva un bel po’ e che notavo spesso in bella vista nel banco dei dolci della panetteria dove mi servo spesso a Bologna. Poi, un paio di mesi fa, sfogliando il famoso libro delle sorelle Simili “Pane e roba dolce” (quasi una piccola Bibbia della panificazione e fonte di innumerevoli ispirazioni), ho  giusto trovato la ricetta di quel dolce che tanto mi intrigava con le sue forme avvolgenti ed eleganti e l’ho subito voluto replicare. Niente modifiche in questo caso, mi sono attenuta passo passo al sacro libro rispettandone religiosamente le dosi e gli ingredienti (ho solo eliminato le scorze di arancia candita che non amo particolarmente). Il risultato è stato un dolce morbido e saporito, brioscioso al punto giusto, ideale per la colazione, ma anche per un tè con le amiche. La glassatura in superficie l’ho volutamente lasciata leggera, per non coprire troppo il sapore del dolce, ma nulla vieta di preparare una glassa più densa e fare una bella copertura candida, per un effetto ancora più scenografico e confortante.

ANGELICA

da “Pane e roba dolce” delle Sorelle Simili

Lievitino:

– 13 g di lievito di birra

– 135 g di farina di forzaangelica4

– 75 g di acqua

Impasto:

– 400 g di farina di forza

– 75 g di zucchero di semola

– 120 g di latte a temperatura ambiente

– 3 tuorli d’uovo

– 120 g di burro

– 1 cucchiaino di sale

Rifinitura:

– 75 g di uvetta

– 50 g di burro fuso

Glassa:

– 1 albume

– zucchero a velo

Preparare il lievitino, sciogliendo il lievito di birra nell’acqua (a temperatura ambiente), aggiungerlo alla farina ed impastare il tutto nella planetaria per qualche minuto. Formare una palla e lasciare riposare per circa 30 minuti in una ciotola coperta da un telo. Proseguire con l’impasto principale, miscelando la farina con lo zucchero ed il sale, aggiungere il latte a temperatura ambiente ed iniziare ad impastare, unendo i tuorli, uno alla volta volta e, quando saranno ben amalgamati, unire il burro morbido a pezzetti. Continare a lavorare fino ad ottenere un impasto elastico, infine, unire il lievitino e lavorare ancora per una decina di minuti fino a che i due impasti non saranno perfettamente amalgamati. Trasferire l’impasto in una ciotola e lasciare lievitare per 1 ora e 30 circa (comunque fino a che la pasta non sarà raddoppiata di volume). Intanto fare ammollare l’uvetta in un bicchiere d’acqua. Trascorso il tempo di lievitazione, riprendere l’impasto e stenderlo in un ampio rettangolo alto circa 3 mm. Spennellare la superficie con i 50 g di burro fuso (lasciandone un po’ da parte) e cospargerlo di uvetta (ma si possono variare gli ingredienti della farcitura, mettendo frutta secca o canditi tritati o gocce di cioccolata). A questo punto arrotolare bene il rettangolo dal lato lungo, poi tagliarlo in due nel senso della lunghezza. Separare i due pezzi e formare una treccia, facendo attenzione a tenere sempre la parte tagliata verso l’alto, poi chiudere la treccia a ciambella. Spennellare con il burro fuso rimasto e lasciare a riposo ancora 40 minuti circa, poi, mettere in forno a 200° per circa mezz’ora. Preparare la glassa mescolando lo zucchero a velo con 1 albume d’uovo (la quantità dipende da quanto si voglia la glassa coprente, io ho preferito fare semplicemente una velatura) e versarla sul dolce cotto e leggermente raffreddato. Fare asciugare la glassa e servire.

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Pain aux raisins

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Ancora qualcosa di dolce in queste pagine che poi, in un periodo in cui tutti pensano alla prova costume, ecco che a me stanno venendo tutta una serie di vogline che proprio non riesco a smettere. E così, mentre tutti si accalcano in palestra e la rete pullula di diete detox, io mi rifugio in cucina armata di panetto di burro e mi metto a sfogliare. Che poi, io questi pains aux raisins li ho in testa da circa due mesi, da quando sono rientrata dalla mia annuale vacanza parigina con la curiosità di provare a replicare queste briochine alla crema e uvetta che, insieme ai pains au chocolat, sono i miei must have delle mie colazioni francesi. Con la pasta sfogliata mi ero cimentata già diverse volte in passato, con risultati abbastanza soddisfacenti (alla fine nulla di troppo complesso, il procedimento può risultare lungo ed elaborato, ma basta attenersi alla ricetta e passa la paura), e la versione di Montersino è quella che in genere prediligo e che mi fa andare sul sicuro. Insomma, un week end libero da impegni, la voglia di una colazione un po’ diversa dal solito, ed ecco il risultato…e come direbbe Julia Child: bon appétit!

PAIN AUX RAISINS

Pasta per croissant:painauxraisins1

per il lievitino:

– 166 g di farina 00

– 75 g di acqua

– 23 g di lievito di birra fresco

per l’impasto principale

– 166 g di farina 00

– 166 g di farina manitoba

– 100 g di zucchero semolato

– 13 g di miele

– 50 g di burro

– 150 g di uova fresche

– 100 g di latte fresco

– 10 g di sale

per le pieghe:

– 250 g di burro

per la crema pasticcera:

– 2 tuorli d’uovo

– 2 cucchiai e 1/2 di zucchero semolato

– 1 cucchiaio e 1/2 di fecola di patate

– 1/2 litro di latte

– 1 manciata abbondante di uvetta

– 1 bicchierino di rum

– 1 tuorlo d’uovo per spennellare

Iniziare il giorno prima con la preparazione della pasta per croissant. Cominciare con il lievitino, impastando per qualche minuto con la planetaria acqua, farina e lievito, senza impastare troppo, giusto il tempo necessario per fare amalgamare gli ingredienti. Formare una palla e trasferirla in una ciotola piena d’acqua a temperatura ambiente e lasciare per una decina di minuti, fino a che l’impasto non verrà a galla. A questo punto strizzare un po’ il lievitino e spezzettarlo dentro la planetaria, poi aggiungere gli altri ingredienti dell’impasto: la farina, lo zucchero, il miele (oppure, se lo avete, il malto d’orzo), le uova, una alla volta e il latte a filo, continuando ad impastare con il gancio; quando l’impasto avrà raggiunto una consistenza elastica (avrà cioè sviluppato la trama glutinica), unire il burro a pezzettini ed, infine, quando anche il burro sarà assorbito, aggiungere il sale. Continuare ad impastare ancora qualche minuto (la pasta dovrà essere ben incordata), poi formare una palla e trasferirla su un ampio tagliere infarinato; coprire con della pellicola trasparente e lasciare riposare in frigorifero per circa 12 ore (io in genere preparo l’impasto la sera e lo lascio riposare tutta la notte). Il giorno dopo riprendere la pasta e, su una superficie infarinata, stenderla in modo da formare un rettangolo. Nel frattempo coprire il panetto di burro con due fogli di pellicola trasparente e, con l’aiuto di un mattarello, schiacciare il panetto fino a formare una lastra sottile e dalle forme regolari. Sistemare quindi il burro al centro del rettangolo di pasta e ripiegare i due lembi sopra il burro, in modo che venga inglobato nella pasta. Stirare nuovamente la pasta, ricreando il rettangolo e ripiegare la pasta in 3. Riporre in frigo per circa mezz’ora, poi ricominciare, stendendo la pasta e ripiegandola in 3. Rimettere di nuovo in frigo, poi procedere con la terza piega e rimettere in frigorifero (per capire meglio la procedura, ci sono tanti tutorial che si possono consultare on-line).

A questo punto, preparare la crema pasticcera mettendo in un pentolino i tuorli d’uovo; unire lo zucchero ed iniziare a montare con una frusta, fino a che il composto non assumerà un colore chiaro ed una consistenza spumosa. Unire, a poco a poco la fecola di patate, poi il latte a filo, sempre mescolando in modo da evitare grumi. Mettere il pentolino sul fuoco e cuocere la crema, continuando a mescolare ininterrottamente fino a che non sarà diventata densa. Spegnere la fiamma e fare raffreddare la crema, coprendola con della pellicola trasparente. Intanto, in un bicchiere ammollare l’uvetta nel rum allungato con dell’acqua per una decina di minuti.

Prendere la pasta dal frigorifero e stenderla sottilmente con il mattarello dando una forma rettangolare, poi spalmare sopra la crema pasticcera e cospargere con l’uvetta strizzata. Arrotolare la pasta nel senso della lunghezza, poi tagliare il rotolo a fette di circa 3 cm l’una e sistemare le fette ben distanziate su una leccarda ricoperta di carta forno con la parta arrotolata verso l’alto; lasciare riposare ancora un’ora circa. Infine spennellare la superficie dei pains aux raisins con il tuorlo d’uovo allungato con un po’ d’acqua e mettere in forno preriscaldato a 180° fino a doratura delle brioches. E’ anche possibile congelare i pain aux raisins: in questo caso, invece di cuocerli, dopo l’ultima lievitazione possono essere sistemati su un tagliere di legno e messi nel congelatore. Il giorno successivo, quando saranno congelati, si possono trasferire in un sacchetto di plastica e conservare in frigo. Quando si deciderà di mangiarli, basta toglierli dal congelatore la sera prima, metterli sulla placca da forno e lasciarli scongelare l’intera notte. Al mattino successivo, sarà sufficiente spennellare con l’uovo ed infornare.

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Tortini al cioccolato

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Ogni tanto ci vuole: quando si è un po’ giù perché, ormai è assodato, favorisce la secrezione della serotonina, l’ormone che regola il buon umore; quando si sta bene e si è in compagnia, perché è sempre un piacere condividere le cose buone con gli amici; quando semplicemente abbiamo voglia di un po’ di coccole, un momento di dolcezza, insomma, il cioccolato, almeno per me, è la panacea di tutti i mali, l’elisir della felicità. Non che ne consumi in quantità industriali, ma ogni tanto, un pezzettino, soprattutto di quello buono, non me lo faccio mancare. E in questo periodo soprattutto, che a casa ne abbiamo in grandi quantità (quest’anno la nostra Pasqua è stata particolarmente prodiga di uova) ne ho approfittato per fare anche qualche dolcetto moooolto cioccolatoso. Come questo, per esempio. La ricetta me l’ha passata mia sorella, che lo prepara da anni per la gioia di amici e familiari (e per questo la ringrazio tanto). In effetti non è proprio un dolce leggero (e se siete a dieta saltate a piè pari questa pagina), tanto che anche il paziente fidanzato mi guardava con una certa apprensione osservando le quantità di burro e cioccolato che stavo utilizzando durante la preparazione, ma poi anche lui, una volta assaggiato il risultato, si è dovuto ricredere, perchè questi tortini sono un vero concentrato di bontà, delizia e morbidezza.  E non me ne vogliano i salutisti a tutti i costi, perchè io credo che, ogni tanto, un piccolo strappo alla regola sia consentito, anzi, serva proprio a non farci vivere il fatto di mangiare sano come una privazione senza fine. Ecco, magari quando lo facciamo, facciamolo con ingredienti di qualità e poi scrolliamoci i sensi di colpa con una bella corsetta all’aperto ora che il periodo lo consente.

TORTINI AL CIOCCOLATOtortinocioccolato4

– 4 uova

– 2 cucchiai di zucchero semolato

– 2 cucchiai di farina 00

– 300 g di cioccolato fondente

– 250 g di burro

– 1 pizzico di sale

In un pentolino, sciogliere a fiamma dolce, il burro con cioccolato fatto a pezzetti, mescolando con il cucchiaio di legno in modo da amalgamare tutto. Nel frattempo separare gli albumi dai tuorli dell’uovo. Montare gli albumi a neve ferma con un pizzico di sale e mettere da parte, poi, con una frusta, montare i tuorli con lo zucchero ed unire a poco a poco la farina. A questo punto, nella ciotola con i tuorli unire il cioccolato sciolto con il burro, infine aggiungere i bianchi montati a neve, amalgamandoli con delicatezza, mescolando dal basso verso l’alto. Versare il composto in una teglia rettangolare, ricoperta di carta forno ed infornare a 180° per circa mezz’ora (a seconda dei forni è necessario più tempo, meglio fare comunque la prova stecchino); il dolce, cuocendo, tenderà a gonfiare, per poi ricompattarsi di nuovo. Sfornare, lasciare raffreddare e tagliare a quadratini. Cospargere di zucchero a velo e servire.

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Polpette di melanzane al sugo

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E insomma, l’ho atteso per mesi questo viaggio, aspettando con impazienza, contando i giorni, le ore, ogni singolo giro di orologio che mi separava dal momento della partenza; ho atteso che finisse l’inverno, lungo come non mai, e che si affacciasse finalmente questo scorcio di primavera per poter finalmente salire su quel benedetto aereo, direzione Paris, la Ville Lumière, la città (ma questo ormai lo sapete) che più amo al mondo. E alla fine, la vacanza tanto attesa è arrivata, anche, se, in men che non si dica, è arrivato pure il momento di salire di nuovo sull’aereo e ritornare mestamente a casa. Breve ma intenso, dicono, ed in effetti il mio week end pasquale è stato proprio così. Il tempo è volato, è vero, ma non è mai stato così speso bene. In realtà non ci sono state visite a musei, né a monumenti o grandi attrazioni cittadine. Ci sono state, piuttosto, svariate puntate in boulangerie, aperitivi in piccole brasserie di quartiere, cenette romantiche, visite tra i banchi profumati e coloratissimi di mercatini rionali e lunghe passeggiate nel quartiere Batignolle, quello che io reputo, fuor di ogni dubbio, la quintessenza della pariginità. Insomma, me la sono proprio goduta questa città, senza fare troppo la turista, ma vivendone la bellezza della sua quotidianità. Purtroppo, come ho già detto, è stato tutto troppo breve e in men che non si dica mi sono ritrovata di nuovo a casa, vacanza finita, arrivederci alla prossima. E così, per farmi passare un po’ la malinconia, appena arrivata mi sono fiondata subito in cucina a preparare una cenetta confortante, un piatto semplice, che sa di casa, che sa di famiglia. Au revoir Paris, et à bientôt.

POLPETTE DI MELANZANE AL SUGO

– 2 grosse melanzanepolpettemelanzanesugo3

– 1 uovo

– 1 panino piuttosto morbido

– 1 spicchio d’aglio

– prezzemolo

– pecorino

– pangrattato

– olio extra-vergine di oliva

– 1 cipolla

– 750 g di passata di pomodoro

– sale

– pepe

 Lavare e togliere la buccia alle melanzane, tagliarle a tocchetti piuttosto grossi e metterli in una pentola piena d’acqua, portandola a bollore. Fare cuocere ancora qualche minuto fino a quando le melanzane non saranno bene ammmorbidite, scolarle e strizzarle bene con le mani per eliminare tutta l’acqua in eccesso. Mettere le melanzane in una ciotola insieme all’aglio tritato e al prezzemolo e schiacciare il tutto con la forchetta (in alternativa si può frullare tutto con un mixer, io preferisco utilizzare la forchetta per lasciare un po’ di consistenza alle polpette). Aggiungere il panino precedentemente ammollato nell’acqua, strizzato bene e spezzettato, poi il pecorino q.b., il sale, il pepe e l’uovo e mescolare il tutto creando un composto ben lavorabile, poi unire un po’ di pangrattato, fino a trovare la giusta consistenza. Formare, quindi, delle polpette e sistemarle, una accanto all’altra, su una placca da forno (ricoperta di carta forno). Infornare in forno pre-riscaldato a 180°, per poco meno di 10 minuti. Nel frattempo preparare il sugo: affettare finemente una cipolla e trasferirla in un tegame insieme ad un filo d’olio, facendola soffriggere fino a farla diventare trasparente (per non farla bruciare aggiungere un po’ d’acqua). Versare la passata di pomodoro, abbassare il fuoco ed aggiustare di sale e pepe, infine, unire le polpette e completare la cottura delle polpette nel sugo. Servire calde.

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Shorba Al-Adas dell’Araba

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A volte basta davvero poco per rendere una ricetta speciale e tutta nuova: un paio di ingredienti, di quelli che teniamo abitualmente in dispensa e che, combinati insieme con un tocco di fantasia, acquistano sorprendentemente un sapore speciale; metti poi la voglia di provare una ricetta nuova, una certa predilezione per la cucina etnica, un sabato mattina piovoso, rintanata in cucina a rimuginare sul pranzo e senza la possibilità di poter prendere la macchina per andare a fare la spesa; un occhio alla dispensa, uno al frigorifero, qualche libro di cucina da sfogliare e poi un’intuizione: su un vecchio libro di ricette etniche adocchio una zuppa di lenticchie rosse che attira subito la mia attenzione e che mi ricorda vagamente una ricetta che avevo letto e che mi aveva incuriosito già all’epoca…muble muble dove l’avrò letta? Ovvio, se si tratta di una ricetta di origine araba la fonte non può essere che l’Araba Felice. Ed in effetti la ricetta c’è e, come ricordavo, è vagamente simile a quella scovata sul libro. Rifaccio un check in cucina e gli ingredienti li ho tutti in casa, perfetto, posso cominciare. Ovviamente l’Araba è sempre una garanzia, quindi mi affido alla sua ricetta, con qualche piccolo adattamento da parte mia. La zuppa è buonissima, saporita, confortante, con quel mix perfetto tra l’acidulo del limone che dà freschezza al piatto ed il gusto pungente della spezia. É proprio vero, a volte basta davvero poco.

SHORBA AL-ADASshorba2

– 350 g di lenticchie rosse

– 1 carota

– 1 cipolla bianca

– 2 spicchi d’aglio

– 1 litro e 1/2 di brodo vegetale

– 6 cucchiai d’olio extra-vergine di oliva

– 2 cucchiai di farina

– 1/2 cucchiaino di cumino

– 1 limone bio

– sale

– pepe

Lavare e mondare la cipolla e la carota, sbucciare l’aglio ed eliminare l’anima, poi tritare tutto finemente e mettere in una pentola capiente. Aggiungere un cucchiaio di olio e fare soffriggere le verdure. Unire le lenticchie, mescolare il tutto e coprire con il brodo caldo. Portare a bollore, poi abbassare la fiamma e lasciare cuocere per circa mezz’ora, fino a che le lenticchie non saranno sfaldate (se ce ne dovesse essere bisogno, aggiungere dell’altro brodo caldo). Mentre la zuppa è in cottura, preparare una pastella, mettendo in una ciotola la farina, i 5 cucchiai di olio rimanenti, il cumino e mescolare il tutto. Versare la pastella nella zuppa, poi continuare la cottura, aggiustando di sale e pepe, fino a che le lenticchie saranno completamente ridotte a crema. A questo punto unire il succo di un limone, dare un’ultima mescolata suddividere nei piatti, spolverizzando con del prezzemolo tritato e servire la zuppa calda.

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Ragù di seitan (e tagliatelle)

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A dirla proprio tutta a me il ragù non è mai piaciuto: io non mangio carne ormai da quasi vent’anni (ho iniziato ad eliminarla a poco a poco e ora non c’è praticamente più nella mia dieta), ma anche da piccola, nella fase carnivora della mia vita, ricordo di non aver mai avuto una grande passione per questo condimento. Quello che mi piace, però, è la ritualità legata a questa ricetta, che sa tanto di famiglia, che sa di casa e di focolare domestico. Insomma, la sua cottura, che richiede tempi lunghi e tanta pazienza, è sintomatica dell’amore per la cucina, e mi riporta ad un calore familiare ed a tradizioni secolari che rendono questa ricetta più di una semplice lista di ingredienti. Quello che mi piace è la preparazione, che richiede accuratezza ed attenzione per la qualità degli ingredienti, è il profumo che inonda la casa, è il legame con tradizioni antiche che si tramandano di generazione in generazione, sono, in poche parole, i ricordi che legano ognuno di noi a questo cibo: dite la verità, chi di noi non ha memoria di un qualche pentolone borbottante di ragù, in una qualche cucina della mamma o della nonna? Ed è proprio questa sensazione che mi andava di ricreare a casa, una sensazione che potesse riscaldare il cuore in queste giornate di inverno. E mi perdoneranno i puristi del ragù, per primi i miei amici bolognesi che considerano questa ricetta quasi sacra e intoccabile, se ne ho stravolto la preparazione e gli ingredienti, diciamo che metto le mani avanti e dichiaro e metto agli atti, prima ancora di darvi la ricetta, che questo è un finto-ragù, un condimento vegetariano che però non ha niente da invidiare al ragù tradizionale, in quanto a bontà e a sapore. Il seitan, poi, dona quella consistenza perfetta che, credetemi, stupirà anche i carnivori più agguerriti. Il condimento è in tutto e per tutto vegano, io però l’ho utilizzato per condire le tagliatelle all’uovo, che proprio vegane non sono, ma potete in ogni caso sostituire la pasta all’uovo con una altro tipo di pasta ed il gioco è fatto.

RAGU DI SEITANraguseitan2

– 700 g di passata di pomodoro

– 250 g di seitan fresco

– 1 carota

– 1 cipolla

– 1 gambo di sedano

– olio extra-vergine di oliva

– 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro

– 1/2 bicchiere di vino rosso

– 3 foglie di basilico

– sale

– pepe

– paprika dolce

Per prima cosa, tagliare il seitan a pezzetti, metterlo nel mixer e azionarlo per qualche secondo, in modo da ridurlo a pezzetti (non troppo sottili, se vi piace sentire la consistenza del seitan nel sugo). Pulire e mondare le verdure e tagliarle a cubetti sottili, preparandole per il soffritto. In una pentola capiente (io ne ho usata una dai bordi piuttosto alti, in quanto il ragù, cuocendo, tenderà a scoppiettare e a sporcare la cucina) versare un filo d’olio, aggiungere le verdure e fare soffriggere mescolando di tanto in tanto per non farle bruciare. Unire il seitan macinato, sfumare con il vino rosso ed aggiungere il concentrato di pomodoro, mescolando e facendo insaporire il tutto. A questo punto versare la passata di pomodoro nella pentola, insieme alle foglie di basilico, poi aggiustare a piacere con i condimenti (sale, pepe nero ed una spolverata di paprika dolce). Fare sobbollire il tutto per circa un’ora a fuoco dolce, fino a che il ragù non sarà ben insaporito. Quando il ragù sarà pronto, utilizzarlo per condire le tagliatelle (per la ricetta vedi qui di seguito) o della pasta a piacere. Quello che avanza può essere congelato ed utilizzato in seguito.

TAGLIATELLE

– 200 g di semola rimacinata di grano duro

– 100 g di farina 00 00 Molini Pivetti (ideale per pasta fresca)

– 2 uova

– 2 tuorli

– acqua

Su una spianatoia disporre a fontana le due farine, aggiungere al centro le uova intere ed i tuorli ed iniziare ad impastare, cercando di realizzare un impasto ben sostenuto e molto compatto; bagnarsi le mani con acqua a temperatura ambiente (ne basta pochissima) e continuare ad impastare ancora per qualche minuto; infine realizzare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e fare riposare in frigorifero per circa 30 minuti. A questo punto iniziare a stendere la pasta (io ho usato la nonna papera) e poi realizzare le tagliatelle (anche per quest’operazione ho utilizzato la nonna papera). Sistemare le tagliatelle su un ampio vassoio di carta e cospargerle con della farina di semola rimacinata di grano duro. Se si preparano il giorno prima, cospargerle bene di farina di semola e conservarle in un luogo asciutto.

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Ravioli di melanzane e provola affumicata con pesto di mandorle e pomodorini secchi

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Nonostante io abbia abbondantemente superato quell’età in cui si crede ancora a Babbo Natale e alla Befana, i miei genitori non mancano mai di fare trovare, a me e mia sorella, oltre ai regali sotto l’albero, anche un dono per il giorno dell’Epifania – che volete farci, a noi piace tanto scambiarci regali e scartare pacchetti ben incartati ed infiocchettati, è un rituale che non smette mai di farci tornare un po’ bambine – e quest’anno, la nostra calza della Befana è stata davvero pesante (nel senso letterale della parola) e particolarmente generosa e mi sono ritrovata con una bellissima e fiammante Nonna Papera (per i non addetti ai lavori, trattasi della macchina per tirare la sfoglia), pronta per essere utilizzata. Caso vuole, poi, che io avessi a casa una fantastica fornitura di farine che Molino Pivetti, azienda emiliana dall’esperienza più che centenaria, mi aveva inviato, ormai qualche mese fa, per darmi la possibilità di provare i loro prodotti. E quale occasione migliore per darmi alla sperimentazione di nuove ricette? Così, nell’ultimo mese, ho passato i fine settimana a preparare lasagne, tagliatelle e pasta ripiena come non ci fosse un domani, facendo girare senza sosta la manovella della povera macchina. Questo è uno degli esperimenti, realizzato qualche settimana fa, un mix di sapori siciliani che mi ha regalato tanta soddisfazione. E se siete curiosi di sapere cosa altro ho prodotto con la mia fidata nonna papera, beh, stay tuned, e presto ci saranno novità.

RAVIOLI DI MELANZANE E PROVOLA AFFUMICATA CON PESTO DI MANDORLE E POMODORINI SECCHI

Per la pasta fresca:

– 200 g di semola rimacinata di grano duroraviolimelanzane3

– 100 g di farina 00 Molini Pivetti (ideale per pasta fresca)

– 2 uova

– 2 tuorli

– acqua

Per il ripieno:

– 2 melanzane

– 100 g di provola affumicata

– 1 spicchio d’aglio

– prezzemolo fresco

Per il condimento:

– pomodorini secchi

– capperi sott’olio

– basilico

– mandorle

– olio extra-vergine di oliva

Preparare la pasta: in un piano di lavoro disporre a fontana le due farine, unire al centro i tuorli e le uova intere ed iniziare ad impastare con le mani; se necessario aggiungere all’impasto qualche goccia d’acqua (ne serve davvero pochissima, basta giusto bagnarsi le mani e continuare ad impastare). Continuare a lavorare fino al raggiungimento di un impasto liscio e sostenuto, avvolgere nella pellicola trasparente e lasciare riposare per circa mezz’ora. Nel frattempo preparare il ripieno: tagliare in due parti le melanzane, nel senso della lunghezza, incidere la parte della polpa formando dei rombi e bucherellare con una forchetta le parti con la buccia, poi infornare in forno pre-riscaldato a 180° per circa 1 ora, fino a che la polpa non sarà ben cotta. Prelevare la polpa con un cucchiaio, scavando la melanzana, strizzarla bene con le mani, in modo da eliminare tutta l’acqua di vegetazione e traferirla nel mixer, insieme al prezzemolo e all’aglio, poi azionare il mixer e tritare il tutto, creando un composto piuttosto denso. Aggiungere il formaggio grattugiato e mescolare. Riprendere la pasta e tirare una sfoglia, sottile ma non troppo, dividerla in strisce della larghezza di 5 cm circa e posizionare un po’ di ripieno ad intervalli regolari lungo la sfoglia, ricoprire con un’altra striscia di pasta, schiacciare bene ai bordi e formare dei ravioli, uno uguale all’altro. Fare bollire dell’acqua salata in una pentola capiente  e lessare i ravioli al dente. Mentre cuoce la pasta preparare il pesto, tritando insieme i vari ingredienti (le dosi sono a vostro piacimento, a seconda dei gusti) e condire i ravioli, servendoli caldi.

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Torta di mele e cocco

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In realtà la voglia di scrivere, oggi, non è molta, preferirei fare altro, magari essere altrove. Ma ho deciso di scrivere lo stesso, perché credo nel potere salvifico della scrittura, come mi direbbe la mia amica Blue, e perché credo anche che sia un antidoto scaccia-malinconia, chissà se funzionerà. E allora vi propongo un dolce, di quelli confortanti che ogni tanto fa proprio bene concedersi, con dentro la dolcezza delle mele (che poi io adoooooro i dolci con le mele dentro) e quel pizzico di esotico che regala il cocco. Un dolce che faccio spesso e che non mi stanca mai e che per questo volevo condividere con voi. La ricetta arriva direttamente da un ricettario di dolci di mia madre che sarà degli anni Novanta o giù di lì; ormai è tutto sgualcito, ma io, tra quelle pagine, trovo ancora ispirazione e tante, tantissime idee, tant’è che il libro ora ha trovato posto sulla mensola della mia cucina (ma non ti preoccupare, mamma, prima o poi te lo restituisco).

TORTA DI MELE E COCCOtortamelecocco4

– 225 g di farina 00

– 112 g di burro a temperatura ambiente

– 135 g di zucchero semolato

– 4 uova

– 150 ml di latte

– 240 g di farina di cocco

– 1 bustina di lievito per dolci

– 2 mele

– cannella in polvere

– noce moscata

– sale

Con uno sbattitore elettrico montare 120 g di zucchero con il burro in modo da ottenere un composto spumoso. Aggiungere a poco a poco la farina e, sempre mescolando, il latte, le uova intere uno per volta, un pizzico di sale, il lievito, 200 g di farina di cocco, una grattugiata di noce moscata e mezzo cucchiaino di cannella. Imburrare ed infarinare uno stampo a cerniera e versarvi il composto, poi sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e sistemarle l’una accanto all’altra sulla superficie, andando a formare una corona. Mescolare insieme lo zucchero e il cocco restanti con mezzo cucchiaino di cannella e distribuirlo sulle mele, poi infornare a 180° per 40 minuti circa. Sfornare il dolce e lasciarlo raffreddare su una griglia prima di servirlo.

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Burger di soia e Burger Buns Home Made

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Eccomi, finalmente purtroppo rientrata alla base, il tempo di disfare le valigie, buttare un po’ di biancheria in lavatrice e sono pronta per ricominciare. Sinceramente non vedevo l’ora di riaccendere il computer ed aprire la pagina del blog, avevo voglia di raccontarvi del mio ultimo viaggio e di tutte le emozioni provate in quei pochi, intensissimi giorni a Dublino. Del mio amore per l’Irlanda, per i suoi colori e per la sua cultura ve ne avevo già parlato qui, eppure, lo confesso, prima d’ora non c’ero mai stata, forse, semplicemente, per un caso, forse perché tanto sconfinato era il mio amore e la mia ammirazione per questa terra che, chissà perché, avevo paura di restare delusa, come a volta capita quando si tende ad idealizzare troppo qualcosa. Ovviamente tutte le mie remore e i miei timori si sono rivelati assolutamente infondati e, tra tutte le emozioni provate nei pochi giorni trascorsi a Dublino, senza dubbio la delusione non è stata tra queste. Con questa città è stato amore a prima vista, amore immediato e ricambiato da splendide giornate di sole e panorami mozzafiato che l’hanno resa, se possibile, ancora più suggestiva ai miei occhi. Non voglio assolutamente tediarvi con pagine e pagine di racconti di viaggio, non so nemmeno se sarei capace di mettere nero su bianco tutto il guazzabuglio di ricordi che ho dentro, ma così, provando a chiudere gli occhi, senza pensarci troppo, mi ritornano alla mente, così, alla rinfusa, i fish & chips mangiati in riva al mare accerchiati da gabbiani affamatissimi, le passeggiate notturne lungo la riva del Liffey, l’ora del tè, bevuto in splendide tazzine di porcellana e accompagnato da scones e carrot cake, le pinte di Guinness che non potevano mancare ad ogni pasto, le pinte di Guinness anche quando non c’erano i pasti, le villette con il bovindo da cui si intravedeva l’albero di Natale illuminato, le canzoni tradizionali irlandesi cantate a squarciagola al pub, le foche che nuotavano libere nella baia di Howth, l’Irish breakfast consumato davanti al camino acceso; ed infine una frase, che ha detto un signore di Belfast, forse un po’ brillo, una sera in un pub, parlando con il paziente fidanzato e guardando i miei capelli rossi: “She looks an Irish girl”…forse chissà, lui aveva bevuto troppo, ma a me ha strappato un sorriso.

Qui di seguito troverete la ricetta per preparare degli ottimi hamburger di soia home-made, che vi avevo promesso qualche tempo fa. Per la serie meglio tardi che mai, no? Buon appetito e buon 2015 :-)

BURGER DI SOIAburgersoia2

– 100 g di granulare di soia

– 1/2 litro di brodo vegetale

– 1/2 carota

– 1/2 cipolla

– 1/2 costa di sedano

– 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro

– salsa di soia

– 1 cucchiaino di gomasio

– sale

– pepe

– 1 albume d’uovo

– pangrattato

– olio extra vergine di oliva

Preparare del brodo vegetale e, non appena sarà pronto, versarlo ancora caldo sul granulare di soia all’interno di una ciotola capiente e lasciare riposare circa mezz’ora, in modo che la soia si reidrati per bene. Nel frattempo sminuzzare la cipolla, la carota ed il sedano precedentemente lavati e mondati, e farli soffriggere in una padella con un filo d’olio. A questo punto strizzare bene la soia privandola del liquido ed aggiungerla nella padella, mescolando con un cucchiaio di legno. Unire un filo di salsa di soia, il concentrato di pomodoro e lasciare insaporire il tutto per qualche minuto. Trasferire la soia in una ciotola, aggiustare di sale (appena un pizzico, la preparazione è già piuttosto saporita), pepe, aggiungere il gomasio e l’albume d’uovo (se deciderete di preparare anche i panini tenete da parte il tuorlo che vi servirà per spennellare). Amalgamare bene gli ingredienti ed unire, a poco a poco, quanto basta di pangrattato fino a che il composto non raggiunga la consistenza giusta per la preparazione (la tipica consistenza delle polpette). Procedere, quindi, con la preparazione dei burger: sistemare un coppapasta su un foglio di carta forno e riempirlo con il composto di soia, andando a creare dei burger. Con l’aiuto della carta forno trasferire i burger su una piastra calda e fare cuocere per alcuni minuti per parte.

BURGER BUNS

(tratto da Buon Appetito America! di Laurel Evans)

– 170 g di acqua a temperatura ambiente

– 30 g di burro ammorbidito

– 1 uovo + 1 tuorlo per spennellare

– 455 g di farina 0

– 50 g di zucchero semolato

– 1 cucchiaino e 1/4 di sale fino

– 1 panetto di lievito di birra

– semi di sesamo

Fare sciogliere il lievito di birra nell’acqua, poi setacciare la farina e disporla a fontana con lo zucchero ed il sale. Unire al centro l’acqua con il lievito, l’uovo intero, ed il burro tagliato a pezzettini e cominciare ad impastare fino a rendere l’impasto liscio ed elastico. Trasferirlo in una ciotola spennellata d’olio e fare lievitare per circa 1 ora, o fino a che la pasta non sarà raddoppiata di volume. A questo punto rilavorare l’impasto per qualche minuto, poi dividerlo in 5 parti uguali; formare quindi 5 palline, appiattirle appena alla base e disporla su una placca ricoperta di carta forno, in modo che siano distanziate le une dalle altre. Fare riposare ancora un’ora, poi spennellarli con il tuorlo d’uovo diluito con un cucchiaino di acqua e cospargerli di semi di sesamo. Infornare in forno pre-riscaldato a 200° per circa 15/20 minuti, fino a che non saranno ben dorati in superficie. Una volta cotti fare raffreddare su una griglia, poi tagliarli a metà per farcirli.

Per la preparazione dei burger, spalmare sulla base del panino un po’ di maionese veg (per la ricetta vedi qui) posizionare il burger di soia, completare con una fettina di pomodoro ed una foglia di lattuga, infine un’altra cucchiaiata di maionese e richiudere con la parte superiore del panino.

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