Ragù di seitan (e tagliatelle)

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A dirla proprio tutta a me il ragù non è mai piaciuto: io non mangio carne ormai da quasi vent’anni (ho iniziato ad eliminarla a poco a poco e ora non c’è praticamente più nella mia dieta), ma anche da piccola, nella fase carnivora della mia vita, ricordo di non aver mai avuto una grande passione per questo condimento. Quello che mi piace, però, è la ritualità legata a questa ricetta, che sa tanto di famiglia, che sa di casa e di focolare domestico. Insomma, la sua cottura, che richiede tempi lunghi e tanta pazienza, è sintomatica dell’amore per la cucina, e mi riporta ad un calore familiare ed a tradizioni secolari che rendono questa ricetta più di una semplice lista di ingredienti. Quello che mi piace è la preparazione, che richiede accuratezza ed attenzione per la qualità degli ingredienti, è il profumo che inonda la casa, è il legame con tradizioni antiche che si tramandano di generazione in generazione, sono, in poche parole, i ricordi che legano ognuno di noi a questo cibo: dite la verità, chi di noi non ha memoria di un qualche pentolone borbottante di ragù, in una qualche cucina della mamma o della nonna? Ed è proprio questa sensazione che mi andava di ricreare a casa, una sensazione che potesse riscaldare il cuore in queste giornate di inverno. E mi perdoneranno i puristi del ragù, per primi i miei amici bolognesi che considerano questa ricetta quasi sacra e intoccabile, se ne ho stravolto la preparazione e gli ingredienti, diciamo che metto le mani avanti e dichiaro e metto agli atti, prima ancora di darvi la ricetta, che questo è un finto-ragù, un condimento vegetariano che però non ha niente da invidiare al ragù tradizionale, in quanto a bontà e a sapore. Il seitan, poi, dona quella consistenza perfetta che, credetemi, stupirà anche i carnivori più agguerriti. Il condimento è in tutto e per tutto vegano, io però l’ho utilizzato per condire le tagliatelle all’uovo, che proprio vegane non sono, ma potete in ogni caso sostituire la pasta all’uovo con una altro tipo di pasta ed il gioco è fatto.

RAGU DI SEITANraguseitan2

- 700 g di passata di pomodoro

- 250 g di seitan fresco

- 1 carota

- 1 cipolla

- 1 gambo di sedano

- olio extra-vergine di oliva

- 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro

- 1/2 bicchiere di vino rosso

- 3 foglie di basilico

- sale

- pepe

- paprika dolce

Per prima cosa, tagliare il seitan a pezzetti, metterlo nel mixer e azionarlo per qualche secondo, in modo da ridurlo a pezzetti (non troppo sottili, se vi piace sentire la consistenza del seitan nel sugo). Pulire e mondare le verdure e tagliarle a cubetti sottili, preparandole per il soffritto. In una pentola capiente (io ne ho usata una dai bordi piuttosto alti, in quanto il ragù, cuocendo, tenderà a scoppiettare e a sporcare la cucina) versare un filo d’olio, aggiungere le verdure e fare soffriggere mescolando di tanto in tanto per non farle bruciare. Unire il seitan macinato, sfumare con il vino rosso ed aggiungere il concentrato di pomodoro, mescolando e facendo insaporire il tutto. A questo punto versare la passata di pomodoro nella pentola, insieme alle foglie di basilico, poi aggiustare a piacere con i condimenti (sale, pepe nero ed una spolverata di paprika dolce). Fare sobbollire il tutto per circa un’ora a fuoco dolce, fino a che il ragù non sarà ben insaporito. Quando il ragù sarà pronto, utilizzarlo per condire le tagliatelle (per la ricetta vedi qui di seguito) o della pasta a piacere. Quello che avanza può essere congelato ed utilizzato in seguito.

TAGLIATELLE

– 200 g di semola rimacinata di grano duro

– 100 g di farina 00 00 Molini Pivetti (ideale per pasta fresca)

– 2 uova

– 2 tuorli

– acqua

Su una spianatoia disporre a fontana le due farine, aggiungere al centro le uova intere ed i tuorli ed iniziare ad impastare, cercando di realizzare un impasto ben sostenuto e molto compatto; bagnarsi le mani con acqua a temperatura ambiente (ne basta pochissima) e continuare ad impastare ancora per qualche minuto; infine realizzare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e fare riposare in frigorifero per circa 30 minuti. A questo punto iniziare a stendere la pasta (io ho usato la nonna papera) e poi realizzare le tagliatelle (anche per quest’operazione ho utilizzato la nonna papera). Sistemare le tagliatelle su un ampio vassoio di carta e cospargerle con della farina di semola rimacinata di grano duro. Se si preparano il giorno prima, cospargerle bene di farina di semola e conservarle in un luogo asciutto.

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Ravioli di melanzane e provola affumicata con pesto di mandorle e pomodorini secchi

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Nonostante io abbia abbondantemente superato quell’età in cui si crede ancora a Babbo Natale e alla Befana, i miei genitori non mancano mai di fare trovare, a me e mia sorella, oltre ai regali sotto l’albero, anche un dono per il giorno dell’Epifania – che volete farci, a noi piace tanto scambiarci regali e scartare pacchetti ben incartati ed infiocchettati, è un rituale che non smette mai di farci tornare un po’ bambine – e quest’anno, la nostra calza della Befana è stata davvero pesante (nel senso letterale della parola) e particolarmente generosa e mi sono ritrovata con una bellissima e fiammante Nonna Papera (per i non addetti ai lavori, trattasi della macchina per tirare la sfoglia), pronta per essere utilizzata. Caso vuole, poi, che io avessi a casa una fantastica fornitura di farine che Molino Pivetti, azienda emiliana dall’esperienza più che centenaria, mi aveva inviato, ormai qualche mese fa, per darmi la possibilità di provare i loro prodotti. E quale occasione migliore per darmi alla sperimentazione di nuove ricette? Così, nell’ultimo mese, ho passato i fine settimana a preparare lasagne, tagliatelle e pasta ripiena come non ci fosse un domani, facendo girare senza sosta la manovella della povera macchina. Questo è uno degli esperimenti, realizzato qualche settimana fa, un mix di sapori siciliani che mi ha regalato tanta soddisfazione. E se siete curiosi di sapere cosa altro ho prodotto con la mia fidata nonna papera, beh, stay tuned, e presto ci saranno novità.

RAVIOLI DI MELANZANE E PROVOLA AFFUMICATA CON PESTO DI MANDORLE E POMODORINI SECCHI

Per la pasta fresca:

- 200 g di semola rimacinata di grano duroraviolimelanzane3

- 100 g di farina 00 Molini Pivetti (ideale per pasta fresca)

- 2 uova

- 2 tuorli

- acqua

Per il ripieno:

- 2 melanzane

- 100 g di provola affumicata

- 1 spicchio d’aglio

- prezzemolo fresco

Per il condimento:

- pomodorini secchi

- capperi sott’olio

- basilico

- mandorle

- olio extra-vergine di oliva

Preparare la pasta: in un piano di lavoro disporre a fontana le due farine, unire al centro i tuorli e le uova intere ed iniziare ad impastare con le mani; se necessario aggiungere all’impasto qualche goccia d’acqua (ne serve davvero pochissima, basta giusto bagnarsi le mani e continuare ad impastare). Continuare a lavorare fino al raggiungimento di un impasto liscio e sostenuto, avvolgere nella pellicola trasparente e lasciare riposare per circa mezz’ora. Nel frattempo preparare il ripieno: tagliare in due parti le melanzane, nel senso della lunghezza, incidere la parte della polpa formando dei rombi e bucherellare con una forchetta le parti con la buccia, poi infornare in forno pre-riscaldato a 180° per circa 1 ora, fino a che la polpa non sarà ben cotta. Prelevare la polpa con un cucchiaio, scavando la melanzana, strizzarla bene con le mani, in modo da eliminare tutta l’acqua di vegetazione e traferirla nel mixer, insieme al prezzemolo e all’aglio, poi azionare il mixer e tritare il tutto, creando un composto piuttosto denso. Aggiungere il formaggio grattugiato e mescolare. Riprendere la pasta e tirare una sfoglia, sottile ma non troppo, dividerla in strisce della larghezza di 5 cm circa e posizionare un po’ di ripieno ad intervalli regolari lungo la sfoglia, ricoprire con un’altra striscia di pasta, schiacciare bene ai bordi e formare dei ravioli, uno uguale all’altro. Fare bollire dell’acqua salata in una pentola capiente  e lessare i ravioli al dente. Mentre cuoce la pasta preparare il pesto, tritando insieme i vari ingredienti (le dosi sono a vostro piacimento, a seconda dei gusti) e condire i ravioli, servendoli caldi.

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Torta di mele e cocco

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In realtà la voglia di scrivere, oggi, non è molta, preferirei fare altro, magari essere altrove. Ma ho deciso di scrivere lo stesso, perché credo nel potere salvifico della scrittura, come mi direbbe la mia amica Blue, e perché credo anche che sia un antidoto scaccia-malinconia, chissà se funzionerà. E allora vi propongo un dolce, di quelli confortanti che ogni tanto fa proprio bene concedersi, con dentro la dolcezza delle mele (che poi io adoooooro i dolci con le mele dentro) e quel pizzico di esotico che regala il cocco. Un dolce che faccio spesso e che non mi stanca mai e che per questo volevo condividere con voi. La ricetta arriva direttamente da un ricettario di dolci di mia madre che sarà degli anni Novanta o giù di lì; ormai è tutto sgualcito, ma io, tra quelle pagine, trovo ancora ispirazione e tante, tantissime idee, tant’è che il libro ora ha trovato posto sulla mensola della mia cucina (ma non ti preoccupare, mamma, prima o poi te lo restituisco).

TORTA DI MELE E COCCOtortamelecocco4

- 225 g di farina 00

- 112 g di burro a temperatura ambiente

- 135 g di zucchero semolato

- 4 uova

- 150 ml di latte

- 240 g di farina di cocco

- 1 bustina di lievito per dolci

- 2 mele

- cannella in polvere

- noce moscata

- sale

Con uno sbattitore elettrico montare 120 g di zucchero con il burro in modo da ottenere un composto spumoso. Aggiungere a poco a poco la farina e, sempre mescolando, il latte, le uova intere uno per volta, un pizzico di sale, il lievito, 200 g di farina di cocco, una grattugiata di noce moscata e mezzo cucchiaino di cannella. Imburrare ed infarinare uno stampo a cerniera e versarvi il composto, poi sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e sistemarle l’una accanto all’altra sulla superficie, andando a formare una corona. Mescolare insieme lo zucchero e il cocco restanti con mezzo cucchiaino di cannella e distribuirlo sulle mele, poi infornare a 180° per 40 minuti circa. Sfornare il dolce e lasciarlo raffreddare su una griglia prima di servirlo.

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Burger di soia e Burger Buns Home Made

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Eccomi, finalmente purtroppo rientrata alla base, il tempo di disfare le valigie, buttare un po’ di biancheria in lavatrice e sono pronta per ricominciare. Sinceramente non vedevo l’ora di riaccendere il computer ed aprire la pagina del blog, avevo voglia di raccontarvi del mio ultimo viaggio e di tutte le emozioni provate in quei pochi, intensissimi giorni a Dublino. Del mio amore per l’Irlanda, per i suoi colori e per la sua cultura ve ne avevo già parlato qui, eppure, lo confesso, prima d’ora non c’ero mai stata, forse, semplicemente, per un caso, forse perché tanto sconfinato era il mio amore e la mia ammirazione per questa terra che, chissà perché, avevo paura di restare delusa, come a volta capita quando si tende ad idealizzare troppo qualcosa. Ovviamente tutte le mie remore e i miei timori si sono rivelati assolutamente infondati e, tra tutte le emozioni provate nei pochi giorni trascorsi a Dublino, senza dubbio la delusione non è stata tra queste. Con questa città è stato amore a prima vista, amore immediato e ricambiato da splendide giornate di sole e panorami mozzafiato che l’hanno resa, se possibile, ancora più suggestiva ai miei occhi. Non voglio assolutamente tediarvi con pagine e pagine di racconti di viaggio, non so nemmeno se sarei capace di mettere nero su bianco tutto il guazzabuglio di ricordi che ho dentro, ma così, provando a chiudere gli occhi, senza pensarci troppo, mi ritornano alla mente, così, alla rinfusa, i fish & chips mangiati in riva al mare accerchiati da gabbiani affamatissimi, le passeggiate notturne lungo la riva del Liffey, l’ora del tè, bevuto in splendide tazzine di porcellana e accompagnato da scones e carrot cake, le pinte di Guinness che non potevano mancare ad ogni pasto, le pinte di Guinness anche quando non c’erano i pasti, le villette con il bovindo da cui si intravedeva l’albero di Natale illuminato, le canzoni tradizionali irlandesi cantate a squarciagola al pub, le foche che nuotavano libere nella baia di Howth, l’Irish breakfast consumato davanti al camino acceso; ed infine una frase, che ha detto un signore di Belfast, forse un po’ brillo, una sera in un pub, parlando con il paziente fidanzato e guardando i miei capelli rossi: “She looks an Irish girl”…forse chissà, lui aveva bevuto troppo, ma a me ha strappato un sorriso.

Qui di seguito troverete la ricetta per preparare degli ottimi hamburger di soia home-made, che vi avevo promesso qualche tempo fa. Per la serie meglio tardi che mai, no? Buon appetito e buon 2015 :-)

BURGER DI SOIAburgersoia2

- 100 g di granulare di soia

- 1/2 litro di brodo vegetale

- 1/2 carota

- 1/2 cipolla

- 1/2 costa di sedano

- 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro

- salsa di soia

- 1 cucchiaino di gomasio

- sale

- pepe

- 1 albume d’uovo

- pangrattato

- olio extra vergine di oliva

Preparare del brodo vegetale e, non appena sarà pronto, versarlo ancora caldo sul granulare di soia all’interno di una ciotola capiente e lasciare riposare circa mezz’ora, in modo che la soia si reidrati per bene. Nel frattempo sminuzzare la cipolla, la carota ed il sedano precedentemente lavati e mondati, e farli soffriggere in una padella con un filo d’olio. A questo punto strizzare bene la soia privandola del liquido ed aggiungerla nella padella, mescolando con un cucchiaio di legno. Unire un filo di salsa di soia, il concentrato di pomodoro e lasciare insaporire il tutto per qualche minuto. Trasferire la soia in una ciotola, aggiustare di sale (appena un pizzico, la preparazione è già piuttosto saporita), pepe, aggiungere il gomasio e l’albume d’uovo (se deciderete di preparare anche i panini tenete da parte il tuorlo che vi servirà per spennellare). Amalgamare bene gli ingredienti ed unire, a poco a poco, quanto basta di pangrattato fino a che il composto non raggiunga la consistenza giusta per la preparazione (la tipica consistenza delle polpette). Procedere, quindi, con la preparazione dei burger: sistemare un coppapasta su un foglio di carta forno e riempirlo con il composto di soia, andando a creare dei burger. Con l’aiuto della carta forno trasferire i burger su una piastra calda e fare cuocere per alcuni minuti per parte.

BURGER BUNS

(tratto da Buon Appetito America! di Laurel Evans)

- 170 g di acqua a temperatura ambiente

- 30 g di burro ammorbidito

- 1 uovo + 1 tuorlo per spennellare

- 455 g di farina 0

- 50 g di zucchero semolato

- 1 cucchiaino e 1/4 di sale fino

- 1 panetto di lievito di birra

- semi di sesamo

Fare sciogliere il lievito di birra nell’acqua, poi setacciare la farina e disporla a fontana con lo zucchero ed il sale. Unire al centro l’acqua con il lievito, l’uovo intero, ed il burro tagliato a pezzettini e cominciare ad impastare fino a rendere l’impasto liscio ed elastico. Trasferirlo in una ciotola spennellata d’olio e fare lievitare per circa 1 ora, o fino a che la pasta non sarà raddoppiata di volume. A questo punto rilavorare l’impasto per qualche minuto, poi dividerlo in 5 parti uguali; formare quindi 5 palline, appiattirle appena alla base e disporla su una placca ricoperta di carta forno, in modo che siano distanziate le une dalle altre. Fare riposare ancora un’ora, poi spennellarli con il tuorlo d’uovo diluito con un cucchiaino di acqua e cospargerli di semi di sesamo. Infornare in forno pre-riscaldato a 200° per circa 15/20 minuti, fino a che non saranno ben dorati in superficie. Una volta cotti fare raffreddare su una griglia, poi tagliarli a metà per farcirli.

Per la preparazione dei burger, spalmare sulla base del panino un po’ di maionese veg (per la ricetta vedi qui) posizionare il burger di soia, completare con una fettina di pomodoro ed una foglia di lattuga, infine un’altra cucchiaiata di maionese e richiudere con la parte superiore del panino.

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Food Blogger, il libro

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Eccomi di nuovo qua, ad un mese esatto dal mio ultimo post su queste mie paginette…beh, battuto un po’ la fiacca? In realtà in questo mese sono successe un po’ di cose, prima fra tutte TA-DÀÀÀÀÀÀÀÀ, rullo di tamburi: è uscito il mio primo libro di ricette! Si tratta di un libro realizzato dai bravissimi Valentina Gabusi ed Enzo Di Somma che racconta di cinque food-blogger che vivono a Bologna e, insomma, tra queste cinque ci sono anche io. Il libro, che si chiama appunto FOOD BLOGGER racconta di noi, attraverso un’intervista, dei ritratti fotografici e delle ricette che abbiamo preparato appositamente e che Enzo e Valentina hanno fotografato. Insomma, è un progetto interessante per scoprire questo strano mondo dei blog di cucina e, alla fine, ci sono anche un po’ di consigli per fotografare meglio i cibi. Ecco, giusto per essere un po’ autocelebrativi, ma lasciatemelo dire, è stato proprio un bel momento, prendere in mano il libro, sentirne il profumo della carta e sfogliarlo con malcelata emozione; ci abbiamo lavorato per un anno e mezzo, sacrificando week end e giorni di ferie, incastrando riunioni, incontri e set fotografici tra il lavoro ed i mille impegni della vita quotidiana; Enzo, Valentina e i ragazzi di Bluecore Studio, che hanno editato il libro, hanno investito tanto ed hanno creduto in noi e alla fine, vedere il nostro progetto prendere la forma di un libro vero e corposo, beh, è stata una grande soddisfazione. Il libro è stato ufficialmente presentato venerdì sera, 12 Dicembre 2014, a Bologna, in una bella serata in cui siamo stati accolti da tanta gente venuta appositamente per noi; abbiamo fatto una bella intervista, preparato ed organizzato il buffet e firmato le copie (e credetemi, tutto avrei pensato di fare nella mia vita, ma firmare autografi proprio no, e se ci ripenso mi viene ancora da ridere, LOL!)

Presto vi darò tutte le info pratiche su dove acquistare il libro, se siete interessati, però, se morite dalla voglia di averne in mano una copia al più presto scrivetemi pure e vediamo come organizzarci ;-)

Nel frattempo andate a dare un’occhiata ai blog delle mie bravissime e super-professional colleghe che hanno condiviso con me questa esperienza: Marica, Francesca, Rita e Stefania.

Maionese veg

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Per questa ricetta una premessa va fatta ed è doverosa: trattasi di ricetta magica! E magica per diversi motivi.

- Innanzitutto è una ricetta priva di proteine di origini animali e quindi senza colesterolo; questo non vuol dire che sia una ricetta light, ovvio, basta guardare la quantità di olio presente. Insomma, non pensate di poterne ingurgitare a quintalate senza che il vostro giro vita ne risenta, però è senza dubbio più sana della maionese tradizionale e, mangiata con moderazione, direi che male non fa.

- È una ricetta facilissima e velocissima, si mettono insieme gli ingredienti, una frullatina e zac! il gioco è fatto; e non dovrete più impazzire dietro una maionese impazzita (a chi non è mai capitato di dover buttare tutto dalla disperazione???)

- È buonissima, davvero, non ha niente da invidiare alla maionese tradizionale, anzi, se proprio devo dire la mia io la trovo anche più buona, il sapore è più delicato e la presenza della senape (io ho utilizzato la senape delicata Dilora della Louit Frères) gli dà quel tocco in più che la rende irresistibile. E se non vi fidate di me (che sono un po’ di parte) vi dico solo che il paziente fidanzato, quando gli ho chiesto di assaggiare la maionese vegana, ha prima pucciato la punta del mignolino con una certa diffidenza, poi, dopo il primo assaggio, senza dire una parola è andato a prendere un cucchiaio ed ha ripulito per bene il bicchiere del minipimer :-). Noi abbiamo utilizzato questa maionese per farcire gli hamburger vegetariani che ho preparato in occasione di una cena fast-food-style, come si vede dalla foto esplicativa sotto la ricetta :-) Le ricette dei burger di soia e dei panini, arriveranno presto su questi schermi, stay tuned!

MAIONESE VEGmaioneseveg2

- 1 bicchiere di latte di soia (non zuccherato)

- 3 bicchieri di olio di semi di girasole

- 4 cucchiaini di senape delicata (per me senape Dilora Louit Frères)

- 2 cucchiai di succo di limone

- sale

Versare nel bicchiere del minipimer (o in un contenitore profondo e piuttosto stretto) l’olio ed il latte di soia, un pizzico di sale ed il succo del limone. Azionare il minipimer e frullare per qualche secondo, muovendo il frullatore ad immersione dal basso verso l’alto. Dopo pochi secondi la salsa sarà pronta e ben montata. A questo punto trasferire in una ciotola ed incorporare la senape, mescolando il tutto delicatamente. Questa salsa può durare qualche giorno se conservata in frigorifero, magari coperta con della pellicola trasparente.

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Focaccia dolce alle mele

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Comincia la stagione dei cappottini colorati, degli stivali anti-pioggia, del fuoco che scoppietta nella stufa a legna e delle tisane calde. Comincia la stagione delle foglie che si colorano sugli alberi, delle caldarroste e dei film in tv la domenica pomeriggio, mentre fuori piove. E comincia, finalmente, la stagione delle mele, che è un frutto che mangio sempre a dire il vero, che va bene per tutte le stagioni insomma, ma che in autunno diventa per me un cibo confortante, immancabile sulla mia tavola o come spuntino al lavoro, davanti al computer. E ora, che a casa mia, grazie al papà del paziente fidanzato, c’è un continuo rifornimento di mele biologiche a km zero (come dire, dal produttore al consumatore), profumatissime, colorate e saporite, non potevo proprio esimermi dall’iniziare una vera e propria produzione di dolci. E tra strudel, flan, muffin e ciambelle in questo blog le fonti di ispirazioni non mancano davvero, tanto che, dal forno di casa, negli ultimi tempi, si spande un costante profumino di torta che ai vicini potrebbe venire il sospetto che io abbia messo su una pasticceria clandestina. E per non farci mancare niente, la scorsa settimana ho sperimentato anche questa gustosissima focaccia dolce, che, manco a dirlo, tra una colazione e una merenda, è andata a ruba.

FOCACCIA DOLCE ALLE MELEfocacciamele3

- 280 g di farina 00

- 50 g di zucchero semolato + 2 cucchiai

- 2 uova fresche

- 70 g di burro

- 120 ml di latte

- 1 cubetto d lievito di birra

- 2 mele

- pizzico di sale

- zucchero a velo

Su una spianatoia disporre la farina a fontana, aggiungere un pizzico di sale e lo zucchero. Fare intiepidire il latte e sciogliervi dentro il lievito di birra, poi versare il liquido al centro della farina; unire 1 uovo intero e 50 g di burro fuso, poi iniziare ad impastare per una decina di minuti, dovrà risultare un impasto liscio ed elastico. Mettere la pasta in una ciotola infarinata, coprire con un canovaccio e lasciare lievitare in un ambiente caldo fino a che non raddoppierà il suo volume. A questo punto stendere l’impasto con un mattarello dandogli una forma rettangolare alta circa 2 cm; spennellare con l’altro uovo sbattuto e sistemarvi sopra le mele tagliate a fettine sottili, mettendole una accanto all’altra. Completare il tutto spennellando sulla torta i restanti 20 g di burro fuso, cospargere con i 2 cucchiai di zucchero, poi infornare, in forno preriscaldato a 200° per circa 30 minuti. Lasciare raffreddare su una griglia, poi cospargere con lo zucchero a velo e servire.

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Baba Ganoush

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Questo genere di robine cremose qui sono, per quel che mi riguarda, dei comfort food assolutamente irrinunciabili. Affondare il pane tostato, il cucchiaino o direttamente il dito e sentirne la consistenza cremosa e voluttuosa è per me il massimo della goduria. Ed il Baba Ganoush, con quella sua particolare freschezza delle verdure, il sapore delle spezie e della crema di sesamo che si mixano perfettamente in un delizioso connubio di aromi, quella texture un po ruvidina così piacevole al palato, ha creato in me una vera e propria dipendenza. Insomma questo piatto ha scalato rapidamente tutte le posizioni della mia personale classifica dei must-have culinari e si è imposto immediatamente tra le prime posizioni tanto che, durante la scorsa estate, questa crema di melanzane ha fatto spesso la sua comparsa a tavola, per un aperitivo in giardino, un brunch domenicale, o semplicemente per una merenda fresca e diversa dal solito (l’ho già detto che io la mangio direttamente a cucchiaiate??). Anche questa ricetta arriva da lontano, il Baba Ganoush è un piatto tipico Medio-Orientale, ma, con diverse varianti, è diffuso anche in molte parti dell’Africa Settentrionale, ed ora ha trovato un posto d’onore pure nella mia tavola.

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- 2 melanzane

- 4 pomodorini

- 3 cucchiai di crema tahini tostata

- 2 cipollotti

- succo di limone

- 1 spicchio d’aglio

- 1 manciata di pinoli

- olio extra-vergine di oliva

- sale

- pepe

- prezzemolo

Lavare le melanzane e, con una forchetta, bucherellarle tutt’intorno. Pre-riscaldare il forno a 200°, sistemare le melanzane sulla leccarda ricoperta di carta da forno ed infornare per circa mezz’ora, fino a quando le melanzane non saranno ben ammorbidite. A questo punto estrarle dal forno, fare appena intiepidire e tagliare le melanzane in due nel senso della lunghezza, poi, con l’aiuto di un cucchiaino scavare prelevandone tutta la polpa. Intanto, in un padellino, fare tostare i pinoli e mettere da parte. Portare a bollore dell’acqua in un pentolino, togliere dal fuoco e tuffarci dentro i pomodorini, lasciandoli in acqua per qualche secondo, poi togliere la buccia (che verrà via con facilità) e tagliare in cubetti piccoli, eliminando i semini e l’acqua di vegetazione. Pulire i cipollotti, eliminare la parte verde e tritarli finemente. A questo punto mettere nel bicchiere del mixer la polpa di melanzane, lo spicchio d’aglio tagliato a pezzetti, i pinoli tostati, 4 cucchiai d’olio, un paio di cucchiai di succo di limone e la crema tahini. Azionare il mixer e frullare il tutto fino a che il composto non sarà diventato una crema omogenea e liscia. Trasferire la crema in una terrina, aggiungere i cipollotti ed i pomodorini, ed amalgamare il tutto. Mettere in frigorifero per un paio d’ore avendo cura di coprire la crema con della pellicola trasparente, al momento di servire, cospargere con del prezzemolo e accompagnare il Baba Ganoush con dei crostini, pane carasau, oppure delle piadine tagliate a triangoli e fatte tostare in forno (come nel mio caso).

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Tabbouleh

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Una delle cose belle di questo mondo è che siamo tutti diversi: ognuno di noi  ha una propria storia da raccontare, ognuno di noi è unico, con un proprio bagaglio genetico, sociale, storico e culturale. Ed è proprio questa diversità che rende il mondo interessante, bello, prezioso e vario. Basterebbe solo un po’ di apertura verso gli altri, un po’ di sana curiosità nei confronti del mondo e di chi è altro da noi,  per scoprire che proprio questa diversità è ciò che ci rende unici e straordinariamente interessanti. Purtroppo, ormai troppa gente si pone nei confronti della diversità con paura, come se, per stare bene, dovessimo essere necessariamente tutti omologati e così, se una persona non è come noi, non si veste come noi, non prega come noi, allora la consideriamo una minaccia invece che una ricchezza, allora ci chiudiamo in noi stessi invece che aprirci verso gli altri, preferiamo difendere il nostro piccolo orticello di casa anziché scoprire che là fuori c’è un mondo bellissimo fatto di sfumature, profumi, atmosfere tutte nuove. A me piace tanto scoprire questo mondo, e cerco di farlo viaggiando appena mi è possibile, ma anche cercando di imparare qualcosa dalle persone che mi capita di incontrare nella mia vita, da quello che abita nel mio stesso pianerottolo a chi arriva da molto lontano e la cui strada in qualche modo si incrocia con la mia. Ed è sempre bello ed interessante, ed ogni volta mi scopro un po’ più ricca di prima. A volte è la signora che incontri alla fermata dell’autobus che ti racconta della sua famiglia di origini contadine, degli sforzi fatti per fare studiare i figli e dell’orgoglio provato nel vederli laureati; a volte è il barista che mentre ti prepara il caffè ti parla con semplicità di come abbia superato una brutta malattia; oppure il ragazzo incontrato mentre sei in vacanza, che cerca di sbarcare il lunario con lavoretti mal pagati e ti spiega di come il suo paese sia in crisi e di come sia difficile per lui immaginare il futuro; o ancora una ragazza venuta da lontano, dagli occhi bellissimi, che scopre che ami cucinare e vuole condividere con te una ricetta del suo paese. Allora impariamo ad aprirci agli altri con fiducia, impariamo a condividere e ad ascoltare, e forse il mondo diventerà un posto migliore.

Il tabbouleh è un piatto di origine Libanese, ma diffuso in tutto il Medio Oriente; è un piatto fresco, leggero e salutare, facile da preparare e profumatissimo.

TABBOULEHtabbouleh2

- 250 g di bulgur

- 2 cipollotti

- 1 pomodoro

- foglie di menta fresca

- prezzemolo fresco

- 1 limone

- olio extra-vergine di oliva

- sale

- pepe

Preparare il bulgur portando a bollore una pentola di acqua salata, versarvi il bulgur e fare cuocere per circa 15 minuti (altrimenti seguire le indicazioni riportate sulla confezione). Scolare il bulgur, trasferirlo in una terrina da portata, unire qualche cucchiaio d’olio e mescolare; lasciare raffreddare il tutto. Nel frattempo lavare la menta ed il prezzemolo (la quantità e le proporzioni dipendono dai gusti) e tritarli per bene. Tagliare i cipollotti in pezzetti sottilissimi e metterli da parte. Intanto fare bollire un pentolino d’acqua, spegnere il fuoco e tuffarvi dentro il pomodoro per qualche secondo, in modo da poterlo sbucciare con facilità. Eliminare la buccia del pomodoro e tagliarlo in cubetti piccoli, togliendo i semi e l’acqua di vegetazione. A questo punto unire al bulgur la menta, il prezzemolo, i cipollotti, il pomodoro, la scorza del limone grattugiato, poi irrorare con il succo del limone ed insaporire con sale e pepe. Mettere in frigo per un paio d’ore prima di servire, in modo che il bulgur si insaporisca bene a contatto con gli altri ingredienti.

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Bocconcini di pollo con senape al dragoncello

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Ed eccomi di nuovo qua, rientrata da poco più di una settimana, dopo un mese esatto di ferie, caldo, sole, mare e spensieratezza. Della Sicilia e di come là io mi sia rilassata insieme alla mia famiglia ed ai miei amici di sempre vi ho già raccontato nel mio ultimo post, ora vi potrei raccontare della Grecia e del suo mare cristallino, dei bagni nelle calette silenziose, delle passeggiate tra le rovine di antiche civiltà e delle serate nei caratteristici villaggi arroccati sulle alture, tra tramonti da favola e feste paesane a ritmo di sirtaki. Ma a ripensare a tutto questo, ora che tutto è finito, ora che sono tornata al lavoro e che quei giorni mi sembrano lontanissimi, beh, a me viene un po’ il magone, quindi meglio guardare avanti, pensare ai nuovi progetti che mi aspettano e guardare con fiducia ai prossimi mesi (sperando che le vacanze di Natale arrivino presto) :-). Tanto per cominciare al mio rientro ho trovato a casa un bel pacchettino di prodotti buoni buoni, gentile omaggio recapitatomi direttamente dalla Louit Frères, marchio storico di senapi che mi ha chiesto di provare i loro prodotti. E conoscendo il mio amore spassionato per la cucina francese, cosa pensate che abbia risposto? Ovviamente sono stata felicissima di poter assaggiare tutte le varietà di senape prodotte da questa storica casa, nata a Bordeaux negli Anni ’20, e sto già iniziando ad elaborare un po’ di ricettine per poter provare tutte le varietà di senape che ho ricevuto. Intanto ho iniziato con questi bocconcini di pollo che ho condito con una fantastica salsina alla senape Estragon, aromatizzata al dragoncello che ha donato al piatto quel tocco un po’ français che io tanto adoro. Io ho sperimentato anche la versione vegetariana, sostituendo il pollo con del seitan tagliato a pezzettini, ed il risultato è stato ottimo.

BOCCONCINI DI POLLO CON SENAPE AL DRAGONCELLOpollosenape1

Per 2 persone:

- 450 g di petto di pollo tagliato a pezzetti

- 3 cucchiai di senape aromatica Estragon Louit Frères

- latte q.b.

- 1 scalogno

- 4 cucchiai circa di farina 0

- olio extra vergine di oliva

- vino bianco

- sale

- pepe

Disporre la carne in un piatto, cospargerla con la farina e mescolare, in modo che tutti i pezzetti di carne siano ben infarinati. Tagliare lo scalogno e sminuzzarlo per bene, poi trasferirlo in un tegame, insieme ad un filo d’olio e fare soffriggere a fuoco dolce. A questo punto unire il pollo e lasciare rosolare per qualche minuto, poi sfumare con il vino (io ne ho versato circa 1/2 bicchiere) e lasciare cuocere ancora, fino a che il vino non sia del tutto evaporato. Nel frattempo, preparare la salsa, versando la senape aromatizzata al dragoncello in una ciotola ed allungandola con del latte (per regolarvi, la salsa dovrebbe assumere una consistenza piuttosto fluida, ma non liquida) ed amalgamare il tutto. Aggiungere la salsa nel tegame, mescolare, aggiustare di sale e pepe e cuocere per circa 6/7 minuti, in modo che la salsa si addensi al punto giusto (se dovesse essere necessario cuocere di più la carne, aggiungere dell’altro latte). Impiattare e servire la carne ancora calda.

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